venerdì, giugno 8

IL PESCE DI RENZI



Per comprendere la sfrenata, indomabile ambizione, intrisa di narcisismo berlusconiano di Matteo Renzi, sindaco di Firenze, pronto, con la sua strepitosa corazzata, ad affrontare la competizione delle primarie del Pd, basta rivedere un diabolico scherzo fattogli da Daria Bignardi (nelle “Invasioni barbariche”) il primo aprile 2011. La giornalista, quella sera, gli lesse due lanci di agenzia, fasulli, che raccontavano di un elogio sperticato che Berlusconi gli dedicava, nonché, goduria delle godurie, un invito personale ad Arcore. 



A quell’annuncio, il ragazzotto rottamatore entrò in estatica fibrillazione, il torace divenne immantinente largo e profondo e muscoloso da riempire il pettorale di una corazza medievale; l’esultanza gli si gonfiò dentro con impeto, sul suo viso comparve l’espressione di chi aveva completamente trionfato sul tempo e sulla spazio; nei suoi occhi si lesse l’audacia di chi, a proprio piacimento, avrebbe potuto dissolvere il passato, e così il futuro; il trionfo di chi aveva assunto il dominio dell’universo. Per il solo motivo di essere stato attenzionato dal Potere sfavillante, dal suo Mito mille volte invocato, Silvio Berlusconi.


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