mercoledì, giugno 20

LE INFRASTRUTTURE DI MESSINA


In principio fu il Ponte, la megainfrastruttura che avrebbe “rivoluzionato” il mediocre destino della città. E l’Amministrazione Buzzanca molto si spese per la Grande Opera. Poi, mentre il Mito sfumava fino a scomparire, sulla stessa onda ideologica, contrassegnata da interventi deturpanti il territorio, strutture non fattibili e spreco di pubbliche risorse, la Giunta comunale continuò a pagare con parcelle stratosferiche progetti faraonici: la Stu (Società di Trasformazione Urbana)) del Tirone, con palazzone insistente su Viale Italia,, la Mortelle-Tono, con annesso saccheggio di solo pubblico, Centri Benessere e Centri Commerciali sparsi dappertutto, la Via del Mare, una sorta di terza strada ricoprente otto chilometri tra la Zona Falcata e Tremestieri. 



E si potrebbe riempire un ponderoso tomo, citando esempi di Opere di Carta, vale a dire soltanto Progettate e mai realizzate, con realistiche ipotesi di danni erariali. Chi ha opposto un serio ostacolo alla cementificazione selvaggia, da preferire invece ad un piano di piccole opere di ripristino e valorizzazione del territorio, è stato il Genio civile, il cui dirigente, ing. Sciacca, ha peraltro fermato l’effervescente Buzzanca deciso a inaugurare gli svincoli di Giostra e Annunziata, senza prima avere sondato la resistenza del Viadotto Ritiro, costruito ben quarant’anni fa. 

In questo scenario di Opere di Carta e Progetti, per fortuna, mai realizzati, il Sindaco Buzzanca, ha dichiarato, or non è guari, con piglio teutonico: “Messina è la città più infrastrutturalizzata della Sicilia”.

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