mercoledì, luglio 18

IL PONTE DELLE BUFALE



Siamo sull’orlo del default, lo spread continua a lambire quota 500, stiamo attuando una crudelissima spending review, il ministro Passera afferma che il progetto non è prioritario e non rientra nei programmi dell’attuale esecutivo e la società Stretto di Messina che fa? Riprogetta, attraverso l’Eurolink, i siti di discarica del ponte, fa partire le procedure propedeutiche all’espropriazione dei terreni e predispone la Valutazione d’Impatto Ambientale. Come dire: per quest’opera parlata in 40 anni si è speso mezzo miliardo di euro prelevati da fondi pubblici,possiamo ancora marciare in questa direzione e tenere in piedi questo grottesco paradosso più che mai inaccettabile nella attuale situazione sociale ed economica del paese.


E tutto questo grazie all’ambiguità decisionale dei vari governi nazionali nei confronti di un progetto mangiasoldi sul quale ha lucrato tutta una fetta di classe dirigente, politica e manageriale attaccata con pervicacia a un’operazioni di tipo speculativo. Nel 2007 fu Antonio Di Pietro, allora Ministro dei Trasporti, a salvare, in combutta col centrodestra,la società del ponte. Con la scusa di voler evitare alle casse dello Stato di pagare ingentissime penali pari a “500 milioni di euro “, quando il governo Prodi decise che l’opera non era prioritaria. Già un anno prima, ed esattamente il 20 settemmbre 2006, era stato Diliberto a chiedere al governo che la società fosse cancellata acciocché non continuasse a spendere e a sprecare denaro, snocciolando cifre da capogiro investite nel nulla al solo scopo di ingrassare parassiti di Stato.

Oggi le associazioni ambientaliste rilanciano con forza la richiesta di scioglimento della società SDM, “tenendo conto che il cosiddetto progetto definitivo è carente in più punti, inattuabile sia per i costi sia per l’impatto ambientale e la scarsa fattibilità; lo stesso non rientra nei piani dell’attuale esecutivo ed è avversato dalla gran parte del quadro politico; e tenuto conto infine che alcune spese, anche non secondarie, non figurano più nel bilancio ufficiale, come i 120 milioni di euro spesi fino al 1989 o il contributo di alcuni milioni di euro concesso qualche anno fa alla fantomatica Università privata “RANIERI” di Villa S.Giovanni che poi è finita nel nulla; per non parlare dei costi della variante di Cannitello che, nella gestione Rfi-Regione Calabria, dovevano assicurare il rifacimento di 5 km di linea laddove con la stessa somma (26 mln di euro) la SDM ha realizzato la metà del percorso”.


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