martedì, luglio 30

CROCETTA E ACCORINTI DUE NARCISI IN UNA SOLA ISOLA


C’è una fotografia inquietante sulla Gazzetta del Sud di oggi, in cronaca di Messina: Crocetta e Accorinti abbracciati e sorridenti, circondati da un articolo che racconta degli ottanta curricula giunti sulla scrivania del sindaco per adire il ruolo di presidente del teatro V.Emanuele. Possiamo definirli identici in quanto ambedue, “Egoarchi” (cito D’Avanzo), siedono sulle proprie certezze e sull’ipetrofia del proprio Io, ambedue privi di quella quota necessaria di distanza da se stessi che rende possibile l’autocritica o il riconoscimento dei propri errori. Sorvoliamo su Crocetta che in otto mesi ha avuto modo di costruirsi una maschera grottesca recante tutti i segni del guitto teatrale (in un futuro non lontano, pronuba una calda giornata di scirocco, potremmo vederlo in una delle tante apparizioni sui media, con una lacrima di tintura corvina che gli viene giù tragicamente dalla tempia, a guisa di Von Aschenbach nel viscontiano “Morte a Venezia”. E quello potrebbe essere il momento della perdita della sua identità narcisistica.


Accorinti invece governa da appena un mese. La sua maschera ha ancora connotati mitici, quel mito che gli ha costruito intono quella società civile che, in una inaspettata epifania, ha visto in lui il “viandante della virtù” (cito Adornato). Oggi, con la nomina del presidente del teatro, Accorinti può dare il via a un gesto rivoluzionario: nominando, tra gli ottanta aspiranti, un presidente giusto, culturalmente tagliato per un ruolo alto che potrebbe sovvertire il tetro destino cui il V.Emanuele sembra condannato. 

Così come diventerà rivoluzionario Enrico Letta se cambierà subito il porcellum e il Papa che, nonostante la sua simbolica ed epocale visita a Lampedusa, ancora non ha dato il là ad una vero gesto di rottura col passato, imponendo alla Chiesa di pagare l’Imu.


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