mercoledì, luglio 24

CROCETTA IL LEVANTINO FUNAMBOLO DELLA POLITICA


Un ritratto sofisticato di Crocetta viene postato da Davide Faraone, renziano di Palermo, che definisce il Vertice Regionale un “professionista dell’antimafia 2.0” (il web dinamico che sostituisce lo statico web 1.0 di passata memoria). E, citando Sciascia, puntualizza che “i 2.0 usano l’antimafia non soltanto per popolarità e lotta politica, ma per costruire blocchi ci potere politico-economici alternativi a quelli esistenti. I 2.0 utilizzano i media in maniera maniacale. Dedicano tanto tempo a esibizionismi ma non trovano il tempo per occuparsi dei problemi reali. I 2.0 non accettano alcuna critica politica o amministrativa, se la pensi diversamente da loro sei mafioso e attenti alla loro vita”.



E infatti, proprio Crocetta, in un recente comunicato, annuncia con toni apodittici:” Sono convinto che vincerò (la lotta per la legalità e contro la mafia), ma se dovessi morire si sappia che lo farò stando in trincea, sulle barricate, fino all’ultimo respiro. Io ci metto tutto in questa battaglia, anche la vita se è necessario”.

Ecco del Crocetta-pensiero. Un sublimato di retorica, l‘apoteosi dell’iperbole, la quintessenza della paranoia.

Ed ecco il suo Mo-Tello. Non appena ha difficoltà a dare risposte significativa su sviluppo, crescita economica o risanamento del debito, convoca una conferenza stampa e, con ardente indignazione, annuncia la scoperta di una ruberia, di mille corruzioni, di ipotesi e di collusioni mafiose. I media, con i quali l’Incorruttibile dalla veste candida ha stabilito un rapporto stretto, “conquistandone”, di riffa o di raffa, l’affettuosa e complice attenzione, gli cantano peana e lo innalzano al rango di mito. Il sociologo siciliano Gianfranco Marrone costruisce un ulteriore Mo-Tello Crocetta: “Da una parte l’evocazione di quanto il mondo era cattivo prima del suo arrivo, dall’altra la perorazione per un bellissimo mondo di cui prospetta gli scenari futuri”. Nel presente, nel malconcio presente, non c’è nulla. Perché Lui, levantino funambolo della politica, ubriaco di parole, non opera nei fatti, cioè non governa.


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