sabato, luglio 20

E' MEGLIO ACCORINTI O E' MEGLIO CALABRO'?



La criminalizzazione di Felice Calabrò, messa in atto da preclari cittadini che gli imputano un’ipotetica azione clandestina a favore del ricorso indetto da Cocivera e company contro i risultati elettorali delle comunali del 9 giugno, lascia esterrefatti. Certo, Calabrò il ricorso lo avrebbe dovuto promuovere subito, all’indomani di un risultato che lo ha visto perdente per 59 voti. Ha fatto male a farsi bloccare da nobili sentimenti, forse nutriti da un eccesso di ottimismo della volontà. Ma da qui ad arrivare ad accusarlo di avere agito sotto traccia, con un percorso carsico che non fa parte del suo stile, per sobillare i ricorrenti, ce ne corre. Anzi chi ha partorito tale illazione si conferma come intellettualmente disonesto.



Prendiamo Renato Accorinti, il sindaco a piedi nudi, che, circondato dalla sua ottima schiera totalmente oscurata dal suo carisma di unto dal signore, ha chiesto un incontro a Calabrò. Io non c’ero, ma ho letto i giornali. Appariva evidente che il succo del discorso di Accorinti è il seguente: “Caro Calabrò, tu hai il peccato originale di essere genovesiano, perciò io, la mia squadra e tutta la città ti riteniamo brutto, sporco e cattivo. Io invece sono unto dal signore e la mia veste è candida. Perciò togliti di mezzo e lasciaci lavorare. La città ha un disperato bisogno di noi!!!!!!”.

Calabrò, a mio parere, è un 40enne serio, strutturato, bravo. Viene dalla periferia ma ha conquistato il centro con la sua laurea in giurisprudenza, i suoi approfondimenti, la sua professione. Come consigliere comunale si è impegnato a fondo e conosce bene tutte le pieghe (e le piaghe) di palazzo Zanca. E soprattutto, alla vista di una telecamera, non va in paranoia; se prende un microfono, non vi rimane attaccato senza alcuna pietà per chi lo ascolta; se intervistato, risponde esponendo idee e non elargendo roboanti proclami.


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