venerdì, luglio 19

"SILVIO E' L'AMORE MIO GRANDE"



Vidi per l’ultima volta Sabina Began il 25 novembre 2010. C’eravamo incontrate in un bar di via Frattina, a Roma, insieme con un collega di “Repubblica”. Si dovevano definire i dettagli di un’intervista cha la ragazza mi aveva sollecitato da ben due anni.
Le nostre esistenze si erano incrociate in un residence chic di via del Gambero, luogo in cui Sabina viveva da qualche tempo e che io frequentavo rapsodicamente, ospite di una mia amica. Quando “l’ape regina” seppe che io collaboravo con Repubblica Palermo, rosa da una rabbia ferina per il fatto che il “suo” Silvio dedicava attenzioni ma soprattutto favori ad altre donne (Mara Carfagna era addirittura ministro alle Pari Opportunità e già appariva la splendente stella della Minetti, conosciuta da Sabina a Milano, nello studio odontoiatrico dove Silvio aveva regalato a Sabina un nuovo sorriso), si rivolse a me per rilasciarmi “l’intervista del secolo”, il disvelamento cioè, nei dettagli, dell’harem di Berlusconi, sì, insomma, l’anteprima del bunga bunga. 



E’ facile immaginare il mio interesse professionale e quella del noto quotidiano. Dall’inizio del 2009 alla fine del 2010, fui invitata, da telefonate drammatiche e al contempo perentorie, a raggiungerla a Roma perché lei era decisa a vuotare il sacco. Oddio, qualche indiscrezione era venuta fuori, nei precedenti parlottamenti notturni. Lei era l’unica donna di Berlusconi a cui il premier si rivolgeva se per caso gli veniva voglia di farsi una ragazza orientale; lei obbediente raggiungeva il centro della capitale, topos del made in ItalY e parterre in cui spiccavano, firmate e addobbate le più vistose ficone, e, identificata la fanciulla che poteva soddisfare le voglie del sultano, la avvicinava e la “convinceva” a raggiungere il capo del governo a Palazzo Grazioli; e lì, come una geisha consumata e amorevole, assisteva all’amplesso, detergendo, con un fazzoletto di purissimo lino bianco, le stille di sudore che si formava sulla fronte ceronata di Berlusconi. La fedeltà di Sabina a Silvio era rappresentata da un piccolo tatuaggio nella caviglia sinistra (“quella del cuore”)di due minucole letterine, S.B. e da una cagnetta ciuwawa a cui era stato appioppato il nome della madre del premier, Rosa. (La povera bestia in coincidenza con una disattenzione più plateale del premier e complice il fatto che intanto la moda di Miami aveva detronizzato i ciuwawa a favore di altra razza canina, fu data via senza alcun rimorso).

Lei, la Sabina, aveva più volte chiesto al Cavaliere un attico a Piazza di Spagna (sogno di tutte le piccolo borghesi esistenti nella capitale), una parte da protagonista in un film che si sarebbe dovuto girare in Marocco, non appena Bondi avesse erogato il finanziamento, un ruolo in una fiction televisiva ( lei era stata la dimenticabile co-protagonista di “Il falco e la colomba”) ma la risposta che ne aveva ricevuto l’aveva profondamente delusa: e che diavolo, soltanto un ruolo imprecisato nella squadra rosso-nera! Così Sabina trascorreva le sue giornate tra massaggi, pilates e ristoranti di pesce dove i rumors intorno al Cavaliere erano ricchi di particolari inquietanti, vere e proprie stilettate nel costato, amaro turbamento che si leniva soltanto dando corpo all’idea di una vendetta clamorosa: l’intervista a Repubblica.

Il 25 novembre 2010 appunto, Sabina aveva preteso un incontro con me e un altro giornalista del quotidiano “per chiedere maggiori garanzie”. Di certo sognava un assegnone. Ma , nel corso di uno stentato dialogo (quel giorno si era vestita da educanda, un collettino di raso bianco illuminava un ascetico viso acqua e sapone) Sabina, a fronte della severità professionale del capocronista, non osò fare richiesta di alcunché. Si limitò a dichiarare che stava in crisi mistica.

Conclusa, senza un nulla di fatto, la surreale conversazione , io presi la decisione di fare immediata chiarezza su quel balletto indecoroso che da due anni la Began giocava sulla mia pelle. Le chiesi a bruciapelo: come vivi tu Sabina, con quali risorse economiche? “Silvio mi fa accreditare 6mila euro al mese” disse lei con una candore tanto naturale da sembrare artefatto.

La mia risposta fu di pancia: allora ti conviene continuarlo ad “amare”. 

Qualche giorno dopo (esattamente il 2 dicembre), Vanity fair pubblicò una “confessione” con la quale Sabina dichiarava, estatica: “Silvio è il grande amore della mia vita”. 


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