venerdì, agosto 2

CARO IL MIO SIGNOR CAPILLO...


Con mio grande dispiacere, nonostante il nutrito plotone di followers, ricevo pochissimi commenti ai miei post sul blog. Anzi, per l’esattezza, finora solo due, il primo di un’amica romana, il secondo del signor Salvatore Capillo. Il quale, in relazione al pezzo che raccontava le vicissitudini giudiziarie del signor Palumbo, scrive inopinatamente: “A quando due parole sullo scandalo della formazione e sulla condanna del prof. Centorrino a pagare 500mila euro di risarcimento alla Regione?”



Ora, vede mio caro signor Capillo, poiché Centorrino ha un rapporto coniugale con me, non può essere protagonista di un mio scritto né nel bene né nel male. E ciò perché lo impone la deontologia professionale. Ah!, se potessi divulgare ciò che mi è stato raccontato sulla cloaca in cui trova linfa la formazione, quante persone vedrebbero sconciata la propria immagine….

Quello che piuttosto mi fa sorridere è che il lavoro di una donna, come anche le sue azioni, le scelte, o anche le malefatte non sono mai giudicate, da chi commenta, un portato delle decisioni, dei punti di vista, del libero agire della donna stessa bensì il risultato di un’azione relativa all’uomo che le sta accanto. Nella maggior parte dei casi, del marito. Lei lo sa, caro il mio signor Capillo, che le due ex first lady indagate in “Corsi d’oro”, da tutti quelli con cui è capitato di parlare, sono state viste come “prestanomi” dei loro coniugi?

Tornando a Centorrino, caro il mio signor Capillo, io sono convinta che tutte le persone oltre i diciotto anni, abbiano il dovere categorico di saper distinguere un galantuomo da un pezzo di merda.


2 commenti:

  1. Cara Adele, arrivo buon terzo a commentare il Tuo pezzo, e ci tengo, prima di tutto, a dirTi che mi sento onorato di interloquire con persone serie, per bene, intelligenti e colte come Te e Mario; e Ti assicuro che non mi fa alcun velo la nostra antica amicizia.
    Quanto alla vicenda della formazione professionale, della quale so soltanto ciò che hanno riportato i giornali, lascio che se ne occupi l'istituzione giudiziaria, alla quale, come cittadino rispettoso della Costituzione, ho implicitamente delegato ogni decisione in merito, salva sempre restando la possibilità di valutarne gli esiti a consuntivo.
    Quello che invece mi interessa è il dato politico che emerge dalla vicenda, e cioè che il costo della formazione professionale affidata alle regioni è inversamente proporzionale ai risultati che se ne ricavano sul piano dell'interesse generale.
    Penso che sia questa materia ed anche quella più generale dell'istruzione andrebbero sottratte alla competenza esclusiva e/o concorrente delle regioni, e dovrebbero tornare nella competenza esclusiva dello Stato, con un'opportuna modifica dell'art. 117 Cost..
    Non riesco infatti a comprendere perché, in uno Stato unitario qual è ancora certamente il nostro, l'istruzione in genere e quella professionale in specie, possano essere competenza esclusiva o concorrente delle regioni, cosa che invece ben comprenderei se fossimo in presenza di uno Stato federale.
    Credo che il sistema dell'istruzione dovrebbe essere devoluto allo Stato, ferma restando l'autonomia delle istituzioni scolastiche (art. 117.3 Cost.) e ferma restando la possibilità per i privati di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato (art. 33.3).
    E su queste implicazioni costituzionali converrebbe discutere più di quanto oggi non si faccia sulla forma di Stato e di Governo.
    Enzo Palumbo

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  2. Mario concorda pienamente con la tua tesi. è assurdo che in Italia ci siano venti sistemi, tutti diversi tra loro, di formazione professionale. col governo lombardo si stava lavorando all’interno della conferenza delle regioni per elaborare linee guid comuni.cmq, dice Mario che il nuovo piano europeo per l’occupazione giovanile imporrà sul tema decisivi cambiamenti a favore della centralizzazione della formazione
    la prossima volta che mi farai il piacere di leggermi ponimi quesiti agostani, come direbbbe barresi, tutti tette e culi
    ciao Adele

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