domenica, agosto 4

L'ORGASMO DI ACCORINTI E L'EROTISMO DI BOLLANI


Accorinti sale sul palco dell’Arena in Fiera mentre il pubblico, nervosetto per l’attesa, ritma, con il battere delle mani, la propria impazienza. Passo elastico da sessantenne palestrato, il Nostro si fionda verso il microfono, l’oggetto del desiderio, il feticcio esistenziale, lo agguanta con libidine, lo accarezza compulsivamente e viene preso da un fremito orgasmatico. Con un sorriso di estasi (sembra la Santa Teresa del Bernini) comincia a parlare e, nell’ascoltare la propria voce, sussulta di incondizionato piacere. Il narciso che c’è il lui è felice (“a fare il sindaco mi sto scialando”, ama dire con naiveté ,lui), il suo Ego canta a squarciagola, l’Io ipertrofico gongola. Ma, mischiata a un pubblico amabile, c’è una fiera detrattrice che esprime il proprio dissenso, urlando: “Bollani, Bollani, Bollani…”. 

Accorinti si blocca incredulo, un tremolio di lacrima brilla nell’occhio stupefatto, guarda l’Arena strapiena, vacillando. Poi, con sforzo sovrumano, riprende il suo lungo, interminabile pistolotto. Finalmente è il momento di Bollani: codino ispido su camicia candida, inizia a suonare il suo “pianosolo”. Lo abbrancica con passione, si alza in piedi per possederlo meglio, picchia i tasti con i gomiti, si slancia sugli interna corporis dello strumento e ne sfiora le corde, le fa vibrare generando erotismo puro, sembra volersi scopare l’universo mondo, ritorna a dedicarsi alla tastiera e, con un esilarante finale ritmato dal celeberrimo “gioca jouer”, lascia il pubblico in deliquio.


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