mercoledì, agosto 7

QUEI POVERI "STRACCIONI" DEGLI ONOREVOLI SICILIANI


Due incubi hanno tormentato i sonni degli “onorevoli” siciliani, tutti e due derivanti da decisioni del Governo Monti. Nel 2011 fu la volta della riduzione del numero dei parlamentari: l’Assemblea regionale, con proclami di principio e roboanti dichiarazioni, fissò in 70 il numero dei deputati (attualmente sono 90), ricorrendo però a un escamotage. La norma sarebbe entrata in vigore alla successiva tornata elettorale, cioè nel 2017. Così si consumò la prima furbata in salsa siciliana. Ora si pone il problema della riduzione degli stipendi dei parlamentari, che da 13mila dovrebbero passare a 8500 euro, comprensivi di indennità di base, diaria, rimborso spese per i “portaborse” e bonus legati alla funzione. 



Insomma i “poveri onorevoli” siciliani che finora sono stati retribuiti con compensi equiparati a quelli del Senato della Repubblica, non appena venisse approvata la norma dall’Ars, sarebbero scaraventati sul lastrico. Il timor panico delle spettro di una vita stracciona ha però suggerito a Totò Cordaro del Pid (un partitino che si riferisce a Saverio Romano), un’Ideona: “E’ opportuno, sostiene l’onorevole acclamato dai suoi colleghi all’unanimità , aspettare la sentenza della Consulta sul ricorso fatto dalla Sardegna contro il decreto dei costi della politica”. Gli dà un valido supporto la pidiessina Mariella Maggio, che lamenta vibratamente una già definita riduzione del 20% avvenuta nel 2012. Una sorta di silenzio-assenso arriva dai pentastellati che, non avendo più come riferimento ideologico-politico il “modello Sicilia” (la luna di miele con l’arruffone presidente Crocetta si è sconciata sugli scogli del reciproco narcisismo), preferiscono fare “gli scecchi nel lenzuolo”.


Così, dopo i teutonici proclami del presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, e le moralistiche, demagogiche dichiarazioni di altri deputati contro la “Sicilia sprecona”, venerdì prossimo, la Commissione dei Saggi, costituita otto mesi orsono, approverà un rinvio di quattro mesi per dilazionare sino a Natale le norme di rigore previste dal decreto Monti del 2012. Già. Il rinvio. Arma di sostentamento del Governo Letta e perché no, anche dell’Assemblea regionale siciliana.


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