mercoledì, ottobre 9

CARO LUCIO D'AMICO, TI PRESENTO CROCETTA

Il nostro collega Lucio D’Amico scrive un commento sulla Gazzetta di ieri in cui coniuga il verbo “amare” a proposito di Crocetta, il presidente della Regione che tante mirabolanti promesse ha riversato su Messina, non mantenendone alcuna. D’Amico, in verità, invoca sempre di volere vivere in una città bella, ricca, armoniosa e bene amministrata (e chi potrebbe contraddirlo), e questo sull’altare del suo “amore” per il suo luogo natio. Ora io vorrei invitare il collega giornalista e non usare più la parolina magica che esprime il sentimento più bello del mondo, perché questa parolina è in cima alla vetta della retorica più bieca. Inoltre mi fa specie che D’Amico, con tanti anni di serissima professione sulle spalle, ancora possa cadere nella trappola delle promesse politiche registrate in campagna elettorale. E, ancor di più, mi stranizza che un cronista attento come lui, abbia creduto alle parole di un uomo-guitto come Crocetta, che, con la bocca slabbrata incollata al suo improbabile Megafono, ha dichiarato tutto e il contrario di tutto, facendo giravolte a 360 gradi, piroette da brivido e raccontando balle pazzesche. Devi capire, caro D’Amico, che Crocetta appartiene alla specie dei narcisi e come tale non potrà amare altri che se stesso, farà di tutto per avere il consenso del popolo, anche inventando, costruendo promesse e  infinocchiando gli incliti e i colti. Crocetta, unto e levantino, un giorno non molto lontano vedrà sciogliersi la sua chioma corvina (da tintura) in un rivolo nerastro che gli colerà sulla guancia. E quello, come per von Aschenbach di Mann, sarà il tragico segnale della fine. 

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