lunedì, ottobre 14

MESSINA E I 52 ERITREI

Sono 52 i migranti eritrei “ospitati” al Pala Nebiolo, una struttura sportiva messa a disposizione dall’Ateneo messinese. Cinquantadue brandine, allineate una accanto all’altra, sul parquet di gioco. E già, perché l’Università di Messina è stato l’unico ente in grado di risolvere il problema, facendo appello a solidarietà e a spirito organizzativo. La Croce rossa ha fatto il resto. Per tre giorni gli “ospiti” sono stati prigionieri della palestra, poi, a seguito delle vibrate proteste dell’Arci, hanno avuto il permesso di uscire, con rientro alle 20. Assente il Comune, guidato dal sindaco Accorinti e la sua giunta, tutti forniti di compassione ma carenti di competenza. Inesistente la Caritas e l’Arcivescovo La Piana, immemore dei consigli di Papa Bergoglio e delle immense possibilità di strutture idonee e inutilizzate (vedi Seminario di Giostra). Si sarebbe trattato di dare ospitalità a creature umane, arrivate a Lampedusa alla fine di settembre, sballottate poi a Pozzallo, e ancora a Catania, per poi essere deportate a Messina. Oggi, la palestra universitaria è diventata un non-luogo. Non è CARA (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo), non è SPRAR (Progetti di accoglienza e Protezione gestiti dai Comuni). E’ appunto un non-luogo, come conferma il capo di gabinetto del prefetto, dottoressa Maio.
Il nodo è sempre lo stesso: le istituzioni italiane tendono a considerare questi posti di prima accoglienza come dei centri chiusi. Per accedervi si deve essere in possesso del permesso della prefettura. La regola vale anche per i giornalisti, il che è un passo avanti rispetto alla infame era maroniana che vietava categoricamente l’accesso della stampa ai CARA.
Sono interessanti i racconti di questi ragazzi eritrei. La loro “barca” era quella immediatamente precedente alla barca del naufragio. I superstiti, incontrati a Pozzallo, hanno raccontato che, prima della tragica caduta  in mare, la barca in difficoltà è stata illuminata a giorno da un potente faro, poi sparito. Secondo alcune indiscrezioni pare che il potente faro sia appartenuto a Frontex che, avendo appurato lo stato di “ normalità” dell’imbarcazione, si è prontamente allontanato. Se si pensa che la Comunità Europea spende 86 milioni di euro per mantenere Frontex, il disgusto, se la notizia fosse appurata, sarebbe d’obbligo.
I ragazzi del Pala Nebiolo ci hanno anche raccontato che a Pozzallo (altro non-luogo esistente in Sicilia) sono stati bastonati perché non volevano farsi prendere le impronte digitali. I segni sono ancora sulla loro pelle. Ematomi, graffi, strappi e alcune bruciature provocate da bastoni elettrici.  


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