sabato, gennaio 18

CONDANNATO IL PASTORE PUZZOLENTE

Mario C., pastore calatino di 54 anni, viene condannato dalla Cassazione per violenza sessuale ai danni della moglie, Lucia G., a due anni, due mesi e dieci giorni di reclusione. Qual è il reato di Mario C.? Pretende di avere rapporti intimi con la propria consorte, dopo esser stato un’intera giornata in mezzo alle pecore, senza farsi neanche una doccia. E, quando la sventurata si ribella a tale ignominia, lui le afferra i polsi e la costringe al coito. Agli afrori puzzolenti dovuti all’attività delle cellule sudoripare presenti nel suo corpo, ai fetidi olezzi generati dalle quotidiane attività delle defecazione, ai miasmi provenienti da puteolenti prodotti del catabolismo umano, il pecoraio aggiunge la puzza pecoreccia che proscende dalla propria attività professionale, sempre che egli si limiti al ruolo di pastore in senso stretto senza lambire l’ambito di una possibile sodomizzazione delle pecorelle più avvenenti. Ora, a condanna definitiva, il problema passa alla casa circondariale che lo ospita. A rigor di termini il pecoraio calatino meriterebbe il 41bis, cioè l’isolamento.

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