giovedì, gennaio 30

CROCETTA BLOCCA LA PUBBLICAZIONE DEL BILANCIO: VUOLE LA RIVOLTA SOCIALE

Sentite l’ultima furbata di Crocetta Rosario da Gela: per creare disagio sociale e quindi fare pressione sul Commissario di Stato, Carmelo Aronica che, giustamente, ha bloccato una finanziaria da scialo, sospende la pubblicazione del Bilancio sulla Gazzetta ufficiale e non paga gli stipendi dei 18mila dipendenti regionali e 12mila pensionati. Sì, avete capito bene, i soldi in cassa ci sono ma il presidente-bandito non paga. Nel frattempo inanella un’altra messinscena: ieri alla conclusione della riunione a Palazzo Chigi, alla quale hanno partecipato tra gli altri il renziano Faraone, il ministro D’Alia, e Renato Schifani, esce trionfante dichiarando alla stampa di avere “convocato” a Roma il Commissario Aronica; dal quale viene smentito subito: “Non parteciperò al vertice romano convocato per giovedì mattina presso il ministero degli Affari regionali da Graziano Del Rio”. Ovvio il rifiuto, Aronica sa di essere un organo terzo di rango costituzionale, quindi non può discutere le proprie decisioni intorno a un tavolo politico.

Crocetta è in un cul de sac, in un buco nero determinato soprattutto dalla messa a punto di una Finanziaria che ha come stella polare lo scialo: gettoni assegnati, precari assunti, mantenimento di lettighieri senza lettiga, forestali a gogò, acquedotti senza acqua, liquidatori di società già poste in liquidazione. E Aronica gliela boccia per due terzi. Apriti cielo. Il presidente-guitto, tirando fuori il machiavellismo straccione che declama ma non governa, chiama in causa i suoi predecessori, quali responsabili di un disastro, sbraita con il Commissario dicendo che la Sicilia è uccisa, invoca la rivolta sociale. Poi, quando i fari luminosi del suo cerchio magico, Beppe Lumia e Antonello Montante, gli tirano la giacchetta avvertendolo della solitudine politica in cui si è cacciato, si butta a pietà e misericordia con l’Udc di D’Alia, il Pd di Faraone, Renato Schifani e altri epigoni della Casta da Crocetta a lungo vituperati, che gli aprono le porte romane.  Purtroppo ancora si registra un nulla di fatto. Ma perché noi siciliani non scendiamo in piazza chiedendo a gran voce le dimissioni del presidente Pappagone?

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