sabato, gennaio 18

HO SCONTRATO UNA PERSONA PERBENE

Fantastico: ho incontrato, anzi ho scontrato una persona perbene. Un giovane, sui trenta, si chiama Nicola. Ero in macchina, sulla via Garibaldi e avevo acceso la freccia per voltare verso la via Primo Settembre. Poi, d’amblé,  penso di avere sbagliato strada, così, all’improvviso sterzo verso destra, scaraventando a terra un motociclista. Giustappunto il giovane “trentino”, per dirla con Camilleri. Tipico incidente da donna, rifletto. Esseri fantasiosi, creativi, impulsivi, le donne. Alla guida delle auto sono una tragedia, penso. Non tutte, certo. Io, sì. Scendo dall’auto e mi precipito verso il ragazzo. Si forma un capannello di persone. Qualcuno mi riconosce e mi saluta, comprensivo. Il trentino si toglie il casco e cerca di capire se è ancora tutto intero. Flette le spalle, allarga le braccia, poi si porta le mani a un ginocchio. Il pantalone è strappato a sinistra ma non si vede sangue. Respiro di sollievo. Qualcuno lo aiuta a trasportare la moto verso il marciapiedi mentre un vecchio signore, dall’espressione rancida, gli sussurra all’orecchio qualcosa. Forse un’esortazione a “cogliere l’occasione”, come farebbero tutti i merdosi italiani medi. Poi va via. E’ a questo punto che il ragazzo mi dice: “Signora, io non ho alcuna intenzione di speculare su questo incidente. Se entro tre o quattro ore il mio ginocchio dimostra di funzionare, la faccenda si chiude qui. Mi dia il suo numero di telefonino e io mi farò sentire dopo aver parlato con il lattoniere per la moto”. E va via, rassicurato solo dal mio numero di telefono, senza segnarsi la targa dell’auto, senza chiedermi uno straccio di assicurazione. La sera stessa mi  telefona rassicurandomi circa la sorte del suo ginocchio e mi dà appuntamento per consultare insieme il lattoniere. Il quale fa un preventivo onesto.  Il ragazzo mi racconta di lavorare presso un negozio di calzature sito in piazza Cairoli. Gli prometto che andrò quanto prima ad acquistare un paio di ballerine. E gli porterò in dono una scatola di baci Perugina. Così. Per dare un segnale di dolce apprezzamento. 

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