martedì, gennaio 21

PER NUNZIA LA BELVA, ANZI PER NUNZIATINA E' IMPOSSIBILE DIMETTERSI

Mai, mai e poi mai, giammai. Un minuscolo avverbio diventato un mantra per Nunzia la Belva, come viene chiamata la De Girolamo nel Sannio, trasformata, nel corso della sua audizione in Parlamento, venerdì 17, in Nunzia Cappuccetto rosso, anzi Nunziatina, “una ragazza ingenua in un  mondo di lupi”. In un aula quasi deserta, vero “cratere dell’indifferenza”, come scrive Antonello Caporale, Nunziatina, si è esibita, sotto lo sguardo finto-impassibile del marito, Francesco Boccia, in un racconto mieloso, edulcorato, retorico, stracolmo di luoghi comuni, per  difendere la propria onorabilità. Ma, intorno a lei, volteggiano intercettazioni inequivocabili, registrazioni, mappe del potere della “coppia più bella del Sannio” (L’Espresso), brandelli cospicui di quel familismo amorale di cui è intessuto il Mezzogiorno d’Italia. E lei, nonostante le sue asserzioni assolute, ne rimane stritolata.  Da sempre, è stato guardato con sospetto il coniugio tra Nunzia (Pdl Ncd) e Francesco (Pd), giovani arrembanti, coppia bipartisan, protagonisti dell’amore orizzontale a larghe intese, sodalizio tanto indecente quanto ambiguo. Ora il M5S e Scelta civica chiedono le dimissioni di Nunziatina. Ma lei, tetragona e persino arrogante, dice di voler rimanere fino a quando ci sarà questo governo. Vibra, Nunziatina , all’idea di abbandonare la poltrona di Ministro dell’Agricoltura, una poltrona frutto di faticose scalate, clientele nutrite di attenzioni, sfiancanti compromessi, esercizio quotidiano del “do ut des” che raccontano una storia di paese, di famiglia, di combriccola. Di piccoli e grandi favori, di clan che da Benevento si trasferiscono a Roma, di vendette e di rivincite. Nunziatina, per la sua stessa storia di ragazza ambiziosa e parvenu, dopo avere acciuffato il sogno della sua vita, non può dimettersi. Il famoso “passo indietro”, così difficile e poco praticato negli attuali contesti politici, per lei è addirittura impossibile. Perché Nunziatina , nel punto più vero e tosto della sua esistenza, è una plebea. E mai, mai e poi mai, giammai uno spirito plebeo si fa strappare dalle grinfie un ruolo di potere.

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