martedì, febbraio 11

PALAGIUSTIZIA, TRANQUILLI DECIDERANNO ACCORINTI E CROCETTA

Palagiustizia satellite a Messina , l’archetipo della mancanza di una classe dirigente preparata e autorevole, dello spreco endemico perpetrato da amministratori arraffoni e inadeguati, della carenza di potere decisionale serio e ponderato. Trent’anni di lungaggini, di decisioni contrastate subito dopo essere state assunte, di Tribunali amministrativi, di legali strapagati, di inconcludenza politica. Oggi, come al solito, qualcuno riapre il dibattito e c’è uno scoppiettio di proposte fantasiose, qualcuna inventata qualche altra studiata, in un contesto desolato in cui mancano figure carismatiche di amministratori comunali e regionali. Infatti, per uscire dalla melassa annosa dovrebbero entrare in azione il sindaco Accorinti e il presidente della Regione, Crocetta, in sintonia. Come dire sbattere le corna su un binomio inesistente.

LA STORIA. Nel 1983 il Ministero di Grazia e Giustizia stanzia 17 milioni di EURO per la costruzione di un Palazzo di Giustizia satellite. E ciò allo scopo di aumentare gli spazi del Palazzo Piacentini, dove ancora oggi insistono gli uffici giudiziari ed evitare al contempo di pagare un milione e mezzo di euro l’anno per ospitare il Tribunale del Lavoro, gli uffici del Giudice di Pace e quelli del Giudice di Sorveglianza. Nel 1988 il sindaco Mario Bonsignore affida il progetto di ampliamento al gruppo facente capo agli architetti Ludovico e Alberico Belgioioso. L’area individuata è quella della scuola Galatti. Si discusse a lungo il progetto stesso, non se ne fece nulla con la scusa che l’idea di Belgioioso prevedeva l’abbattimento della scuola Galatti, sotto tutela della Sovrintendenza. Il team di tecnici fu pagato con un miliardo e mezzo di lire. In epoche successive, a un bando del Comune rispondono l’impresa Gmc srl, la Curia arcivescovile con l’offerta dell’Istituto Marconi e il gruppo Franza con una serie di locali ricadenti sempre sulla via Bonino, vicini a quelli della Gmc. La quale vince la gara e vende al Comune di Messina per 2 milioni di euro un fabbricato dove non metterà mai piede un magistrato, né un avvocato né un cittadino in cerca di giustizia. Franza infatti fa ricorso al Tar contro la Gmc, le vicende si aggrovigliano e si bloccano. Finchè la Procura della Corte dei Conti nel 2005 apre un’inchiesta sulle parcelle pagate dal Comune a vari progettisti e avvocati. Nello stesso tempo Francesco Marullo di Condojanni, Presidente dell’Ordine degli avvocati, esprime con aristocratica autorevolezza il suo niet all’operazione di via Bonino. Leggi: troppo lontana dal centro e quindi dalla localizzazione degli studi legali. Come dire, la lobby degli avvocati era uscita allo scoperto.

LUIGI CROCE COME TOTO’ DE CURTIS.
Nel 2013, il commissario straordinario del Comune dott. Luigi Croce, a giorno del problema sin da quando venne a Messina come Procuratore capo per risolvere il delitto Bottari (ancora insoluto), ha una pensata brillante. Sentendosi emulo di Totò de Curtis, decide di togliere la Casa dello Studente di via Cesare Battisti all’Ersu (Ente regionale per gli studenti universitari) e tenta di venderla al Ministero di Grazia e Giustizia, chiedendo i 18 milioni di euro necessari per salvare il Comune di Messina dal dissesto. Ma giuristi preparati gli spiegano che la Casa dello Studente è stata data in concessione nel 1931 dal Comune all’Università e la concessione è sempre valida.


I FATTI DEL GIORNO.
E arriviamo ai nostri giorni. Il sindaco Accorinti e il consiglio comunale, non all’unanimità (Cmdb vota contro), riprendono come buona la proposta della Casa dello studente, approvandola; ma poi qualcuno tira la giacchetta (anzi la maglietta) di Accorinti e gli fa fare marcia indietro. Si scatenato gli avvocati. Il Presidente dell’Ordine Franco Celona, con massonica autorevolezza, insulta il sindaco durante l’inaugurazione dell’anno Giudiziario tacciandolo, a ben ragione, di incoerenza, insinuando al contempo che il vertice amministrativo possa essere preda dei poteri forti. La Gazzetta dà il giusto risalto alla querelle e questo accende la fantasia di tutti coloro che “amano” la nostra città. Tra i più entusiasti sostenitori di una nuova soluzione al problema, l’utilizzazione cioè dell’Ospedale R.Margherita, è l’ing. Gaetano Sciacca, tecnico serio e rigidissimo tutore dell’ambiente. Sciacca, supportato dell’Avvocato Aura Notarianni fa dei rilievi, precisi calcoli e avvedute osservazioni e conclude che utilizzando soltanto tre padiglioni del Margherita e spendendo circa 14 milioni di euro si risolve finalmente il problema. Ma qualcuno ricorda che, qualche anno fa, il plesso neoclassico del Margherita era stato preso in considerazione da Giovanni Ardizzone, deputato regionale Udc, oggi presidente dell’Ars, il quale aveva portato avanti l’ipotesi di un polo museale, costituito dal Museo propriamente detto, quello che ancora non è stato inaugurato perché fa  acqua da tutte le parti, la filanda Mellinghof, e appunto il Margherita che avrebbe potuto ospitare tutte le sedi staccate della Biblioteca regionale, gli uffici della Sovrintendenza, riunendole in un solo nucleo, risparmiando così ben 700 mila euro, con buona pace di monache e preti L’idea era piaciuta a molti ma l’Assessorato regionale alla Sanità decretò: l’ospedale è mio e me lo gestisco io!

E’ chiaro che oggi, a conclusione di questo percorso accidentato, solo un incontro tra il Sindaco della città e il Presidente della regione potrebbe generare la soluzione più idonea. Ma il punto è questo: si possono ragionevolmente affidare le sorti di un pezzo di città a due personaggi affetti da infantilismo politico e smodato narcisismo? 

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