mercoledì, marzo 26

CROCETTA SCIALABRA LOMBARDO GENOVESE E CENTORRINO

Crocetta è piombato ieri a Messina e ha ri-promesso “l’erca e la merca”. Ovvio, il momento è quello giusto. Bisogna mostrarsi vincenti, maramaldeggiando sugli indagati nello scandalo dei “corsi d’oro”, per potere sostenere “noi, INVECE, siamo con la veste candida”.
Ma questo atteggiamento del Pinocchio-Crocetta non ci stupisce. E’ la sua cifra di Presidente Pappagone, come lo definisce Pitrangelo Buttafuoco. Al suo seguito, la studentessa fuori corso che è diventata Assessore all’Istruzione. Questa è una delle tante ridicolaggini che la Sicilia inventa. Crocetta, ieri, a Palazzo Zanca, le dà l’incipit. “Ciò che non hanno fatto i professori, lo sta facendo una studentessa fuori corso”. Il riferimento è a Centorrino, nome che Crocetta non osa più fare dal momento in cui è stato raggiunto da un paio di sms di fuoco con i quali lo si diffidava dal farsi pubblicità tirando in ballo persone che di etica e legalità gli possono dare lezioni.
La Scialabra, emula del Capo, epigono della superlativa Giunta Crocetta, si è lasciata andare, qualche settimana fa, sul “Sole240re” a un’affermazione “il costo standard introdotto da Centorrino e Albert è una truffa” che le è costata una sonora denuncia per diffamazione, una lezione raffinata di come si comporta un assessore colto, e la richiesta di un risarcimento di 50mila euro che  i due istanti, ove un giudice dovesse dare loro ragione, devolveranno a due associazioni (Biagio Conte e Libera).

Qualcuno, a fronte delle innumerevoli rotture di scatole che sono piombate sul capo di Centorrino a seguito dei due anni e mezzo di gestione dell’Assessorato alla Istruzione e alla Formazione, osserva: “Ma che razza di idea da parte di un professore di economia quella di ricoprire un ruolo nell’amministrazione della “cosa regionale!”. Io trovo l’osservazione viziata su più punti. Intanto bisogna accettare il passato e le decisioni prese e realizzate, senza coltivare rimpianti, altrimenti si cade nella nevrosi. Il passato è cristallizzato e tutto ciò che si è fatto, soprattutto se si è agito con onestà intellettuale, bisogna caricarselo sulle spalle, assumendosi le relative responsabilità, sempre con la schiena dritta. Poi, è importante fare un ragionamento. Quando nel dicembre del 2009, il presidente Lombardo chiese a Centorrino di entrare a far parte di un governo di tecnici, non c’era motivo di rifiutare una sfida pesante ma realizzata in compagnia di personalità come Massimo Russo, magistrato prestigioso, la sua direttora Lucia Borsellino, l’assessora Caterina Chinnici, il prefetto Giosuè Marino e altre presenze degne di rispetto. Era chiaro: l’intento di Lombardo era quello di rifarsi una verginità rispetto a ciò di cui era accusato nelle inchiesta di Catania; ma quale era il motivo di non credere a un possibile riscatto della Sicilia? Centorrino era storicamente un componente del Pd e quindi era in re ipsa che Francantonio Genovese, allora segretario regionale del partito, sostenesse l’entrata nel Governo di Centorrino. Politicamente l’operazione era ineccepibile. Se poi nel corso dei tempi le acque si sono intorbidate, con la condanna di Lombardo e l’incriminazione di Genovese, tutto questo non è un buon motivo per annullare , maledicendola, un’esperienza in complesso esaltante, in cui si sono sperimentate le proprie capacità e implementate le proprie conoscenze. Forse, tuttalpiù, si potrebbe pensare a un eccesso di “malocchio” nutrito da persone stracolme di negatività e intrise di veleno. E se, nonostante i cento libri letti, essenziali per comprendere la vita, consultassimo il “piattino”?

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