mercoledì, marzo 26

LAUREE IN PSICOLOGIA. LA TROVATA GENIALE DEL PRESIDENTE LO GIUDICE

Aula Buccisano del Dipartimento di Scienza politiche. Stracolma di ragazzi laureandi, genitori con enormi invadenti fasci di fiori rossi, parenti, amici con altri fiori rossi. Sono le 16,45 e tutto va bene. Si è esibito il primo blocco di ragazze, tacchi a spillo, a stiletto, zeppate, vestite come per andare su un cubo di una discoteca a luci stroboscopiche a fare la lap dance. Altre fanciulle, english. Un solo maschio, sguardo trasognato, tratti efebici. Le discussioni delle tesi di laurea sono andate lisce e filate come l’olio. Il presidente della Commissione, prof. Santino Lo Giudice, filosofo, si galvanizza perché è in anticipo sui tempi, si alza e fa il seguente discorso. “Il protocollo (SANTO PROTOCOLLO! SANTINO PRESIDENTE!) dice che noi dobbiamo fare due blocchi di lauree. Ma poiché la Commissione non è stanca (sic!), ho pensato di non interrompere le discussioni delle tesi relative al secondo blocco per poi fare il conferimento dei diplomi di laurea, alla fine”.

Se avesse Lo Giudice annunciato che era scoppiata la guerra tra Russia e Stati uniti, per via della Crimea, la reazione del pubblico sarebbe stata più vivace. Invece sull’aula scende un silenzio tombale. Troppo inaudito l’annuncio di Lo Giudice, troppo anti-democratico. La folla del primo scaglione, dopo qualche minuto, reagisce con un movimento verso le uscite, ma intanto la folla del secondo scaglione preme alle entrate, col seguito di tacchi a spillo, fiori, parenti, amici e bambini scatenati. La palla che si crea sulle scale dell’aula Buccisano è massiccia, una palla solida, compatta, impenetrabile. Incominciano a partire i primi moccoli all’indirizzo del presidente Lo Giudice. La fantasia degli epiteti è sbrigliata, la gente spinge e sacramenta, qualche fiore rosso rimane sul pavimento e traballa anche un vassoio di pasterelle portato orgogliosamente da una bizzarra ragazza. Poi, pian piano, ognuno trova la propria cifra di rassegnazione e si adatta ad aspettare in piedi e in un atrio soffocante e umidiccio, l’ora delle proclamazioni. Infatti piove. Una pioggerella sottile e penetrante, più fastidiosa dell’annuncio del presidente Lo Giudice. Qualcuno propone di andare al bar per una bicchierata, ma viene preso a sberleffi e pernacchie. L’acclamazione avviene alle 18. Due centodieci e lode, alcuni voti intermedi e un 109. Ma che idea balzana, quella di conferire un centonove, così intimo del 110 senza lode. Che sia stata di Santino Lo Giudice?

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