giovedì, marzo 20

"PEGGIO DI CALABRIA", OVVERO CADUTE E FASTI DEL PROFONDO SUD

L’aliscafo “Cristina M.” prende il largo alla volta di Reggio Calabria (che una mia amica, inventrice di  calembour, chiama “Peggio di Calabria”) alle 8,40. Arrivata al porto della città dirimpettaia di Messina, cerco un taxi e chiedo subito quanto mi costerà andare al Tribunale civile, in via Sant’Anna. E’ una tecnica prudente perché a “Peggio di Calabria” i tassametri non esistono. Ci accordiamo per 30 euro, sacrificati sull’altare di colui che vuole una mia testimonianza relativa a una opinione televisiva andata in onda nel 2008. Arrivati alla meta il tassista pretende 20 euro promettendomi che al ritorno vorrà SOLTANTO 10 euro. Trovo il comportamento volgare ma abbozzo. Al bar del Tribunale entro nella toilette che trovo sporca e disseminata di cartacce, con gli sciacquoni non funzionanti e priva di carta igienica. E ripenso con nostalgia ai bagni pubblici della Nabibia, perla del SudAfrica, che, a seguito della colonizzazione tedesca, ha mantenuto una civiltà di costumi stupefacente al punto che nei cessi per strada si trovano i vasetti di vetro pieni di fiorellini freschi. Dopo il caffè raggiungo una postazione alla Torre 4 dove chiedo del dottor Varrecchione che dovrebbe raccogliere la mia testimonianza. Quarto piano, è il verdetto. Mi avvio verso l’obbiettivo e chiedo a due carabinieri dove sia l’ascensore. Guasti tutti e due, è la risposta sconsolante. Dico: “E già, noi semmo do’ sud”. Uno mi guarda atono, l’altro reagisce e mi dice: “Ma negli ultimi tempi il sud sta arrivando al nord”. Io commento con una citazione colta: “ Anche Sciascia sostenne che la linea della palma stava arrivando a Milano…”. E mi avvio orgogliosamente ad ascendere i centocinquanta gradoni. Arrivo in cima col fiato in gola, stante che, causa la mia vertebra fracassata, ho sospeso il pilates da più di un mese. Un avvocato incontrato nel corridoio mi annuncia: ”Lei deve andare al pianterreno della Torre 3”. Imbufalita piombo dai carabinieri e dico loro: “Visto che mi avete dato un’informazione sbagliata ora mi accompagnate a questa cazza di aula”. L’atono si rifiuta, in un sussulto di dignità istituzionale, il secondo, quello più vivacetto, mi fa strada. Trovo un’aula affollata. Una palla umana assedia la giudice che sostituisce Varrecchione. Apprendo che, causa lo sciopero degli avvocati, tutte le udienze saranno rinviate. Quindi dopo appena un’ora di attesa riesco ad essere ascoltata e, libera come un augello, chiamo il mio “elegantissimo” tassista. Il quale ha una trovata tutta meridionale, nel senso più opulento del termine. Poiché ho perso l’aliscafo delle 11,20 e dovrò aspettare sino alle 12,50, decide di trattarmi da turista e mi fa percorre, per pura generosità da profondo sud, lo “splendido lungomare” di Peggio di Calabria. Idea quanto mai infausta posto che siamo in piena ora di punta e il traffico è allo zenit. Gli faccio presente che quel caos mi irrita e lui, delusissimo, ingrana la prima e imbocca la corsia preferenziale. Pago i dieci euro e mi rifugio nella sala d’attesa del porto di Reggio, dove incontro due turisti svizzeri che mi raccontano di essere andati al museo reggino per vedere i Bronzi restaurati e invece hanno trovato un grande cartello su cui c’è scritto a caratteri cubitali: “Tornano presto”. Ma chi? “Ma i Bronzi, of course”.

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