mercoledì, maggio 28

GUARDANDO LA TIVU'. PARTE SECONDA

Ieri sera, su “la 7”, è andata in onda la fiction “In treatment”, copiata da una serie americana che a sua volta ha sfruttato un format israeliano. Il nocciolo della trama: una serie di trattamenti psicoanalitici fatti, dal lunedì al giovedì, dal dott. Giovanni Mari, che, a sua volta, nel pieno di una crisi esistenziale, frequenta lo studio di Anna, la sua maestra, il venerdì. Un elemento mi ha stranizzato: l’aggressività dei pazienti di Castellitto (appunto il dottor Mari) verso lo stesso psicoterapeuta. Il quale, con un’espressione da pesce bollito, ascolta le storie di vita che di giorno in giorno va raccogliendo. C’è una bella trentenne in pieno transfert erotico, c’è la ragazzina che forse ha tentato un suicidio, c’è un carabiniere intrippato in una vicenda di ‘ndrangheta vissuta in Germania e c’è una coppia di coniugi, in pieno marasma. A fronte della variegata umanità che il terapeuta segue, si definisce per l’intera durata della prima parte, un quadro così composto: i pazienti (o clienti?) aggressivi e il Castellitto, in ascolto, con un’espressione immobile, marmorea. Io ho fatto diversi cicli di psicoterapia, sempre inseguendo l’obbiettivo di capirmi, ma non sono mai stata aggressiva nei confronti del terapeuta, anzi contenta di ordinare le mie idee proprio nel corso di un puntuale racconto e curiosa, adrenaliticamente curiosa, di ascoltare il parere che i vari terapeuti (freudiani, junghiani o lacaniani) andavano esplicitando. Pronta a maturare nel mio inconscio ciò che avevo assorbito durante la seduta.  E anche quando, il venerdì, Castellitto si sposta dalla Anna, il colloquio è violento, giocato sui colpi bassi che uno può infliggere all’altro, cercando di scoperchiare i siti dove si annidano i serpenti dell’inconscio. Insomma più che un ragionare sui propri disagi, questo treatment sembra un match di boxing psicologico.

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