giovedì, maggio 22

I SACROSANTI "DOMICILIARI" DI GENOVESE

Vabbè, Genovese avrà pure le sue responsabilità, ma perché il carcere? Questa la vulgata che volava di bocca in bocca a Messina, nel corso della settimana che il leader politico ha trascorso nella casa circondariale. E il buon senso popolare ha avuto la meglio. Il Gip, Giovanni De Marco, avendo ritenuto che si fossero attenuate le esigenze cautelari, ha concesso i domiciliari. C’è da dire che l’avv. Nino Favazzo ha prodotto una ulteriore documentazione in base alla quale si sottolineava che molti enti di formazione, tra cui Lumen e Aram, avevano cessato di funzionare. Ma c’è anche da aggiungere che la misura cautelare era oggettivamente sbilanciata. Tant’è che, chi ragionava sull’accadimento, non esitava a sostenere che il vero fumus si poteva riscontrare esattamente nella sproporzionata richiesta. Infatti, come si potrebbe reiterare il reato se gli enti interessati hanno fatto la revoca degli accreditamenti? Inoltre, nel corso di più di due mesi (fra il 13 marzo a oggi) non si sarebbero potute inquinare tutte le prove del mondo? Infine cosa si paventava, che Genovese si desse latitante, seppellendo così la aristocratica dignità che ha dimostrato il 17 maggio? Così deve aver ragionato il Gip, forse consapevole del fatto che il deputato messinese era rimasto vittima di un eccesso di penalizzazione, complice anche l’attuale incandescente contesto politico, il vento di giustizialismo che soffia feroce in ogni dove e le imminenti elezioni europee. Con tutto il carico di cinismo e spregiudicatezza che ogni elezione porta con sé. 

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