giovedì, maggio 15

IL PLAGIO DI TOMASELLO SU AMOROSO

La Gelmini, a suo tempo Ministro della Pubblica Istruzione, dichiarò trionfante: con il concorsone nazionale vincerà la meritocrazia, sarà sbaragliata la parentopoli, si eviteranno truffe e pastette. A smentirla ci pensa l’Università di Messina, e, segnatamente il Rettore Pietro Navarra, che a febbraio 2014, su dichiarazioni scritte del prof. Giuseppe Fontanelli, Associato di Storia della Letteratura italiana moderna e contemporanea dello stesso ateneo e bocciato al concorso bandito nel novembre 2011, invia un esposto al Miur e alla Procura di Milano, competente per territorio, per denunciare di “plagio” il prof. Dario Tomasello, figlio dell’ex Rettore Franco e vincitore del concorso stesso.
Il plagio sarebbe avvenuto ai danni del prof. Giuseppe Amoroso, già ordinario della facoltà di Lettere e maestro di Tomasello. Amoroso, prestigioso intellettuale e autore di centinaia di pubblicazioni, nonchè stimato recensore su diversi quotidiani nazionali, si schermisce. Non intende fare pettegolezzi. Non vuole colpire a morte nessuno. Ma , nei corridoi del Dipartimento, qualcuno racconta che lo stesso Amoroso, comunicativo e consapevole del proprio valore, amava gigioneggiare: non voglio perdere tempo a leggere tutto ciò che viene pubblicato perché mi aspettano Dostoevskij e i grandi della letteratura. Forse, a causa di questa dichiarazione peraltro nota a tutti, Dario Tomasello si decise a “consultare” con energia e passione, le pubblicazioni del suo Maestro. Pare, sempre a detta delle leggende che stanno circolando in questi giorni a Messina, che il plagio sarebbe avvenuto così, -ma questo resta tutto da dimostrare-: Tomasello sceglieva di scrivere su un autore siciliano, per esempio, Bartolo Cattafi, di cui voleva indagare il mistero poetico. “Consultando” i libri di Amoroso, trovava un altro poeta, per esempio Omero e tutte le riflessioni che il Maestro faceva sul mistero poetico di Omero. Poi, sostituendo il nome dell’autore, completava in tempi brevissimi la pubblicazione. Ecco, sempre a detta dei gossip, la ragione per la quale Tomasello presentò al concorsone del 2011, una quantità enorme di pubblicazioni. Ma altrettante ne furono pure inviate alla Commissione 10F2 da  Giuseppe Fontanelli, che iniziano nel 1977 con Stefano D’Arrigo, continuano con “L’ultimo Alvaro”, passando per Loris Jacopo Bonomi, per arrivare, nel 2004 a Bartolo Cattafi e infine a Federigo Tozzi.
L’unica riflessione che riusciamo a strappare ad Amoroso, riguarda la competenza della Commissione nazionale. Che peraltro è finita agli onori della cronaca, a marzo scorso, a proposito di un’altra docente, Simonetta Bartolini, bocciata “perché”, secondo il giudizio di uno dei membri, Mario Sechi, dell’Università di Bari,  presentava “un profilo marcatamente militante” (…), impegnata com’era “in un tentativo di rivalutazione di autori rivendicati dalla destra politica”. La poverina aveva studiato da Soffici a Barna Occhini, da Papini a Guareschi e per questo non è stata giudicata idonea a diventare professore associato.
Il professore Amoroso si dice semplicemente sbalordito per il fatto che nessuno dei cinque membri della Commissione si sia accorto dell’andamento a macchia di leopardo delle opere di Tomasello, una sorta di puzzle variegato che poco ha a che fare con la coerenza scientifica.
Dario Tomasello ha inviato una nota ai media con la quale “respinge con fermezza l’infamante addebito” e dichiara di avere dato mandato al suo legale di fiducia perchè assuma nei confronti di Fontanelli “ogni utile iniziativa a tutela della dignità e del decoro, personale e accademico”.

Ma, sempre la vulgata racconta che in questi ultimi tempi Dario Tomasello si sia impegnato a “girare la frittata”, sostenendo che è stato proprio il prof. Amoroso ad avere fruito di alcuni suoi scritti su Tecchi, Prisco, Brancati e Piccolo. Peccato che le monografie di Amoroso risalgano al 1976. Anno in cui Dario Tomasello aveva appena festeggiato il terzo anniversario della sua vita.

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