giovedì, maggio 1

VADA A CASA, ASSESSORE MANTINEO

C’è in atto una querelle che fa fibrillare la giunta comunale. L’assessore alla politiche sociali, Nino Mantineo, docente di diritto Ecclesiastico all’Università di Catanzaro, ha dichiarato pubblicamente che il prefetto di Messina Stefano Trotta “è tra i vertici governativi più scarsi  che la nostra città abbia mai avuto”.

Apriti cielo! I benpensanti si sono ribellati e , chi strumentalmente chi per vera indignazione, chiedono la testa dell’assessore. Ora, noi immaginiamo che la “voce dal sen –di Mantineo- fuggita", sia stata determinata dal fatto che l’assessore, parlando dinnanzi a un pubblico barricadiero, abbia espresso un giudizio più da movimentista che da politico. Un giudizio tranchant, senza mediazioni, ruvido. Un giudizio che tuttavia corrisponde a una sua autentica convinzione. Perciò andare ora a chiedere scusa al Prefetto mettendoci una pezza scolorita e spiegando che la frase incriminata è stata decontestualizzata, è pura ipocrisia. Mantineo, per rispetto della propria dignità, si dovrebbe dimettere: per due ordini di motivi. Innanzitutto perché, sparando strali acuminati all’indirizzo di un vertice istituzionale, ha dato prova di grande ingenuità; e l’ingenuità,  alla sua età, non è più segnale di innocenza quanto di dabbenaggine. In secondo luogo perché il suo lavoro di assessore alle politiche sociali lascia molto a desiderare. Da un lato infatti è un amministratore a mezzo servizio, dall’altra quel poco di tempo che dedica a Palazzo Zanca, è privo di risultati efficaci. Perciò? A casa, assessore, a casa. Ma poi, voltando pagina, ci chiediamo: che cosa ha fatto Trotta per razionalizzare il grave problema dei migranti?

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