martedì, giugno 24

GIOACCHINO LANZA E LA CITTA' DI SERIE C

Nel corso di una piacevole serata al Palazzetto dello Sport, offerta dall’Ateneo messinese, il prof. Gioacchino Lanza Tomasi, introducendo la visione del film “Il Gattopardo”, restaurato, ha cantato un peana (del tutto fuor di luogo) del Teatro Vittorio Emanuele, dove l’illustre musicologo operò negli anni ’80, col ruolo di direttore musicale. Lanza Tomasi ha sottolineato, entusiasta, le sette bellezze del monumento messinese, le sue qualità, le sue magnificenze culminanti con “lo splendido” affresco sul soffitto, “dipinto INTERAMENTE da Guttuso”.


Ora, chi mi segue conosce il mio disprezzo per le ipocrisie e la fandonie. Dire che il teatro messinese è bellissimo, è una emerita stronzata. Tutti i cittadini, cultori della bellezza, nell’85, anno di inaugurazione del Vittorio Emanuele, hanno pianto a fronte delle tante nefandezze in bella vista:  a partire dalla superfetazione dietro il gruppo marmoreo assolutamente obbrobriosa, continuando con i lampioni di ghisa fasulli e per quel granito da macelleria del foyer, per i palchetti risicati, le gallerie per non vedenti, il profluvio di tende velluti e cascate di sete all’interno, il golfo mistico piccolo e profondo, soluzioni, queste ultime, che hanno reso pessima l’acustica del teatro. Quell’acustica per la quale Uto Ughi inserì il Vittorio tra i teatri italiani noti per questa cattiva peculiarità. 

Sulla dichiarazione relativa alla autenticità dell’affresco di Guttuso, (nel quale volteggiano intorno a Colapesce ammiccanti sirene-puttane), stendiamo un velo pietoso. Forse Lanza Tomasi, che qualche bel teatro deve averlo frequentato, ha cantato le lodi del Vittorio non in assoluto, ma relativamente alla sua collocazione a Messina, che il musicologo, nel suo sottile ma neanche tanto celato razzismo, giudica una città di serie C. 

Infatti, quando fu lui a programmare le stagioni musicali dall’85 all’87, portò a Messina opere liriche, scadenti, realizzate nei paesi dell’est, prevalentemente polacche. Sentendosi la coscienza pulita per avere dato un prodotto (di serie C) esattamente calibrato sui meriti della città. Che, generosamente, lo ha ricompensato con moneta sonante, però di serie A.


Adele Fortino


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