lunedì, giugno 30

I CICCIO' E IL MAROCCHINO RASHID MORTO PER TROPPA FELICITA'

Ieri sera sono capitata al “Giardino Corallo”. Per uno strano equivoco avevo capito che avrebbero proiettato “The elevator”, di Massimo Coglitore; invece ho trovato “Rashid”, un corto (venti minuti) di Giampiero Cicciò, con le musiche di Fausto Cicciò, presentato dalla giornalista Gisella Cicciò, con la benedizione della Grande Madre, Italia Cicciò, fiera, come Madama Dorè, di avere tirato su “tanti belli figli”.


La fatica cinematografica di Giampiero voleva essere un omaggio a quel ragazzo marocchino, Rashid appunto, morto, lo scorso anno, su una nostra spiaggia, e lasciato, coperto da un lenzuolo bianco, nell’indifferenza generale. Mi aspettavo pertanto una storia infelice, una storia paradigmatica della tragedia biblica che in questi ultimi anni sta affrontando il popolo dei migranti. 

Ho visto invece una spiaggia popolata da messinesi veraci, in pieno quindici agosto, punteggiata da persone, dal volto umano, che cercavano uno spazio ludico, pronte a godere della gratificazione di un rinfrescante bagno di mezza estate. In tale contesto primeggiava Rashid che mangiava a quattro palmenti arancini, pizzettine e panini, beveva con gusto birra fredda, faceva gli occhi dolci a una gentile cameriera molto graziosa, e soprattutto sorrideva, sorrideva tanto al punto da apparire “ebetino” , e poi si lanciava in mare a esibirsi in festose capriole, giochi d’acqua e gestualità felice. E, di tanta felicità, muore. 

Sì, così mi è apparso Rashid, un ragazzo dalla fisiognomica rilassata, tipica dell’opulento Occidente (infatti l’attore era di radici napoletane), senza quei segni di tragica disperazione che sfregiano i volti dei migranti “veri”. Il pubblico, divertito, ha punteggiato con sonore risate il dipanarsi del surreale racconto. 

Adele Fortino


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