mercoledì, giugno 25

LA CASA DI VINCENZO? OVVERO, LA CUPIDIGIA DI ACCORINTI PER LE TELECAMERE

In occasione del compleanno della giunta Accorinti tutti i media si sono sforzati di fare pagelle, sottolineare buoni e cattivi, scandagliare “il fatto” dal “non fatto”, cantare peana a favore del sindaco scalzo o sottolineare la assoluta inadeguatezza della amministrazione cittadina.

Io, tra tutti i giornalisti peloritani, sono stata l’unica a bistrattare con metodica tenacia l’inqualificabile Renato, sottolineando, in primis, sul “Centonove”, il grado patologico di narcisismo che alligna nello spirito di questo “buon uomo” e continuando la mia opera di demolizione con spietati post allocati sul mio  blog. 

In un anno una sola volta ho detto bene del vertice amministrativo, in occasione, cioè, della apertura della Casa di Vincenzo che Accorinti ha dato in gestione alla Cooperativa S.Maria della Strada, per aiutare i senzatetto di Messina.

Oggi, un diabolico spiritello mi ha spinto, a distanza di tre mesi, a cercare di capire quanto sono stati aiutati i clochard e se veramente possiamo ascrivere questa iniziativa comunale tra il novero delle cose ben fatte. E sentite cosa vengo a sapere: il Comune ha consegnato alla cooperativa i locali allo stato brado, impegnandosi di conferire 7.500 euro al mese per le stringatissime necessità dei barboni. 

Ma a distanza di tre mesi nulla è stato fatto. La cooperativa ha dovuto pulire ordinare e organizzare la casa di “Accorinti”, acquistare lenzuola, materassi, coperte, reti, ciabatte, riserve di acqua e caffè, insomma tutto ciò che di essenziale può servire a uomini che fruiscono di tale aiuto. Sono stati “pagati”, sempre dalla "Santa Maria della strada", con somme minime i sette volontari che aiutano la casa a essere gestita e sono impegnati sino allo spasimo per conseguire un vero risultato di solidarietà umana. 

E Accorinti? “L’abbiamo visto soltanto tre volte e tutte e tre le volte in compagnia delle telecamere”, dichiara sconsolato padre Francesco Pati, dimostrando una coraggiosa schiettezza difficile da riscontrare nel mondo cattolico. A me resta la soddisfazione di avere colto, unica voce dissonante, la peculiarità di questo soggetto ambizioso, e cioè uno sterile egocentrismo. 

Mi viene da riportare, a questo punto della narrazione, una frase che Italo Calvino ha messo in bocca a Colapesce, di ritorno da una perlustrazione nelle acque dello Stretto: ”Messina è fabbricata su uno scoglio, e questo scoglio poggia su tre colonne: una sana, una scheggiata e una rotta. O Messina, Messina un dì sarai meschina!”. Tac! Profezia  avverata! Per merito di Accorinti.


Adele Fortino


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