venerdì, luglio 4

LA VICENDA STADIO VISTA DA UN TIFOSO DI LUNGO CORSO

Riporto qui di seguito l’opinione di Mario Centorrino - che poi sarebbe mio marito - diametralmente opposta alla mia. Lui parla da tifoso che segue il Messina da 65 anni.

Partiamo da tre premesse. Il gioco del calcio non è solo fatto da bambini vestiti da cretini per cretini vestiti da bambini. E’ un fenomeno sociale, globale, trasversale a ideologie, classi, età. Svolge un’importante funzione di coesione, rafforza appartenenze e identità, contribuisce all’immagine di un territorio. Offre materia per evasioni, sogni, cazzeggio liberatorio. Insomma è molto più di un gioco, e non servono tante parole, seguendone il Campionato mondiale, per dimostrarlo. 

Secondo punto di riflessione preliminare: fare impresa a Messina è sforzo immane. Ancor più nel settore del calcio. Gli imprenditori autentici andrebbero sempre incoraggiati, sostenuti ovviamente nel rispetto delle regole, senza prove di forza sul “chi lo ha più lungo”, piuttosto, se occorre, attraverso sensate mediazioni qualora emergano interessi contrastanti sulla massimizzazione del valore del bene comune. Ultima osservazione di partenza. In un contesto di diffusa microillegalità quale è Messina, il mantenimento di un impegno da parte dell’Amministrazione dovrebbe essere principio non negoziagabile.

Detto questo, sarebbe davvero un fallimento dell’intera città, per quanto abbiamo già detto, se “perdessimo” la squadra di calcio che, dopo due promozioni, è arrivata a una categoria (la serie C) dignitosa. Così come “perdere” un imprenditore come Lo Monaco, apparirebbe come il taglio dei cabbasisi da parte di un uomo, che voglia far dispetto alla moglie. E ancora. Non ha senso alcuno pensare a concerti di massa da svolgere al “San Filippo”, senza avere certezza sulla sua praticabilità per 40mila spettatori, in un periodo in cui ospita altri eventi che gli sono propri (quelli calcistici), con probabili spese da addossare alla squadra di calcio, compromettendone il bilancio. Ripristinare il prato di uno stadio dopo una presenza di un migliaio di spettatori implica lavori per almeno un mese. Non si capisce perché Jovanotti non può essere seguito dai suoi fans al Celeste, o alla Fiera, o a Piazza Dante. Si dirà che un’Amministrazione non può cedere ai ricatti. E se ha adottato una decisione ha soppesato bene i pro e i contro oltre a eseguire conducenti analisi costi-benefici.

E’ il caso di chiarire, senza avere alcun interesse personale sul tema, che il presidente del Messina, Lo Monaco, sin dall’inizio del suo ingresso in città, con conseguente rilancio alla grande della squadra, ha subordinato un impiego personale di fondi a un progetto (campo per giovani, centro sportivo) contro il quale nessuno ha mai manifestato rilievi critici. Oggi, non solo di questo progetto non pare esserci traccia di approvazione ma addirittura la stessa concessione d’uso del campo S. Filippo, viene sottoposta a condizioni assai gravose dal punto di vista finanziario. Tutto ciò per merito di un sindaco presentatosi in pompa magna al campo (tribuna e Curva sud) oltre che partecipante attivo ai festeggiamenti tribali (con relativa foto sul quotidiano locale) per la recente promozione.

Andiamo a concludere. La vicenda del San Filippo non è una polemica agostana da sfumare tra una teglia di pasta al forno e una succosa anguria. E’ piuttosto l’ulteriore testimonianza  di un modello nel quale l’Amministrazione procede con la convinzione di porre in essere rivoluzioni, i mezzi di informazione si limitano a suggerire mediazioni, un piccolo e sparuto nucleo di “duri e puri” immediatamente pone condizioni politiche di ricatto verso le mediazioni stesse, il resto della truppa con lo squagliamento dei partiti non trova più alcun punto di riferimento per sostenere le proprie tesi. Si va verso uno sviluppo a base di isole pedonali, piste ciclabili, concerti estivi, moneta locale (della quale attendiamo notizie).


Hasta la revolucion!, in attesa del Dalai Lama che la benedica. 


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