lunedì, luglio 21

L'ILLUMINAZIONE DI LUCIO D'AMICO

Lucio D’Amico, il giornalista della Gazzetta folgorato dalle virtù strepitose del sindaco Accorinti al punto da tesserne quotidianamente sperticate lodi, ieri con una piroetta da capogiro, ci racconta in una accorata cronaca che la città rappresenta una “galleria degli orrori”, che passeggiando in alcune zone se ne può “documentare lo schifo, una vero e proprio oltraggio al pudore”. 

Ma cosa è successo? D’Amico, tutto preso dal suo ruolo professionale (fondamentale in un quotidiano locale che indirizza la pubblica opinione), non ha messo il naso fuori dalla mura di cinta per mesi e mesi? Oppure, convinto della specialità del vertice amministrativo, non si accorgeva delle nefandezze che moltissimi cittadini lamentavano? Non aveva notato, D’Amico, la sfila di supercazzole che la Giunta municipale sparava a raffica? Pedibus, la lotteria per finanziare la Vara, la moneta locale, la pista ciclabile in piena tormenta di smog e anidride carbonica, l’isola pedonale senza pedoni, in un’area senza commercio? 

Li aveva ascoltati i pendolari nord-sud inferociti per i lavori in corso portati avanti contestualmente sul viale della Libertà e sulla Panoramica? E la palma crollata sul viale San Martino, non gli ha parlato di inefficienza, sciatteria, inadeguatezza? L’olezzo della monnezza, infine, non era giunto alla sue narici? Possibile che Lucio D’Amico, professionista in gamba, sino a ieri non abbia voluto comprendere che Messina è in mano di un pugno di dilettanti, per giunta con la spocchia di personaggi specialissimi nonché onestissimi (per autodichiarazione)?


Adele Fortino


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