venerdì, luglio 4

STADIO: LO MONACO TIRA UN CALCIO DI RIGORE...

La vogliamo dire una parola di verità su questa querelle estiva scoppiata tra il sindaco di Messina, Renato Accorinti e il patron dell' Acr Messina, Pietro Lo Monaco?

Sul sindaco non c’è da dire nulla di nuovo, è incompetente, superficiale, non ha capacità di introspezione psicologica; di Lo Monaco si può sottolineare la furbizia levantina di “approfittare” della supercazzola di Accorinti per ottenere, nella trattativa in corso, il massimo dell’utilità economica. 

Fermo restando che fra i due il più responsabile è il sindaco che, abbagliato da 50mila euro, concede lo stadio (a Manfredi, per giunta, odiato dal patron) per un intero mese nel 2015, senza prima parlarne con Lo Monaco, concordare, confrontarsi, capire quali siano i margini per salvare le capre e i cavoli. 

Per cui, comprendiamo la rabbia di Lo Monaco che, schiumando fiele, ha detto, consapevole della propria “forza”, “me ne vado”. Ma poi, basta  ascoltare la conferenza stampa da lui tenuta ieri per capire la struttura psicologica dell’uomo: molta retorica, l’amore per il figlio, i sacrifici economici affrontati, i soldi spesi, le persone assunte, lo stadio riportato a nuovo. Tutto ciò per dire, “capite quanto valgo?”, quindi ora portatemi su una passatoia di velluto scuse, promesse e fatti concreti.


Per evitare tutto questo psicodramma sarebbe bastato che Accorinti guardasse al passato: i concerti si sono fatti allo stadio ma con una concertazione preliminare che vedeva innanzi tutto una seria interlocuzione con il presidente della squadra di calcio, senza comunque mai cedere il campo per un intero mese, rispettando regole di un civile  rapporto  tra persone civili. Ora, a patatrac compiuto, quali e quante “concessioni” dovrà fare Accorinti per riportare Lo Monaco al Messina?


Adele Fortino


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