lunedì, novembre 24

SONO TORNATA (CON DIFFICOLTA') A SCRIVERE PER VOI

Riprendo a scrivere dopo tre mesi di assenza dal mio blog. Essendo avvenuta la cremazione di Mario Centorrino, cerco di mettere un punto fermo alle mie esigenze esistenziali di comprensione del perché, il 18 agosto 2014, lui sia morto , provando a uscire dalla sgabuzzino del mio tetro dolore. Nessuno infatti mi ha concesso, né l’autorità giudiziaria di Bolzano, né le istituzioni messinesi, di capire attraverso l’autopsia, cosa ha determinato il repentino e drammatico decesso di mio marito. Non appena sarò in grado di farlo, vi racconterò quell’ora e mezzo di atroce tensione che ho vissuto a Brunico, prima che Mario senza un lamento, si staccasse da questa vita.


Due ore e mezza nell’aula E del Tribunale di Messina.

Mercoledì 19 Novembre 2014, sono dovuta comparire di fronte al giudice di pace, dottoressa Capone, nella qualità di imputata per avere appellato, nel corso di “Un’opinione” registrata a Tcf, l’allora sindaco Peppino Buzzanca, col diminuitivo di “Buzzanchino”. L’aula è piena di persone a vario titolo interessate all’amministrazione della giustizia. La Giudice, alla quale consiglierei vivamente di cambiare coiffeur, inizia a chiamare le “prime udienze”.

Sembra una faccenda veloce, semmai sono i rinvii a far rabbrividire: qualche causa viene proiettata persino a novembre 2015. Poi si passa alla seconda parte e, per ordine alfabetico, vengono chiamate le cause da trattare. Per fortuna quasi tutte sono rinviate, tranne una: viene ascoltata una testimone, una ragazza giovane paralizzata dalla timidezza. Mentre con un filo di voce racconta la sua versione dei fatti, la Giudice, distratta, le urla : ”Ma di chi sta parlando?”, facendo trasalire la tapina, che, all’inizio del suo racconto,  aveva, diligentemente, sillabato il nome del protagonista del suo racconto.

Con un toga sghemba e le scarpe rosso amaranto, l’avvocato dell’accusa, si lancia nella sua arringa degna, per il forbito linguaggio, di essere citata dall’Accademia della Crusca; infatti, per ben due volte, il colto leguleio annuncia: “La mia cliente GLI HA TORNATO l’assegno”. L’avvocato della difesa invece sembra possedere un stile più forbito, ma ferisce il senso estetico esibendo delle maniche della giacca lunghe sino a coprire quasi tutto il metacarpo. Poi si determina un break.

Un testimone sta per arrivare in tribunale, è appena partito dal casello di Roccalumera e il suo avvocato chiede di trasferire la trattazione della causa a dieci minuti dopo, cioè alla 11,05. Ratto come un baleno, l’avvocato Pollicino, si lancia verso la scrivania della Giudice, chiedendole, senza arrossire, di chiamare una sua causa che iniziava con le M (si era arrivati appena alla B). Gesto che viene accettato dagli astanti senza un segno di irrequietezza, con rassegnazione, insomma. Fulminato dal successo di Pollicino, un suo collega, avvocato Lombardo, segue il pessimo esempio e fa una richiesta simile alla Giudice che, docilmente, lo accontenta. Tanto che il Lombardo, tornato trionfante al suo posto, commenta con un collega: “Non me lo aspettavo..”.

Infine viene chiamata la mia causa. “Buzzanchino” è assente per via del funerale di un parente. Veniamo pertanto rinviati al 7 ottobre 2015. Sono esterrefatta. Decido che, a evitare tale spreco assurdo di tempo e di energie, tenterò una bonaria composizione. Sollevando il mio difensore Tommaso Autru da un’incombenza per lui  divertente ma del tutto improduttiva.


Adele Fortino


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