giovedì, dicembre 18

BENIGNUCCIO CONVERTITO O BENIGNI PARACULO?

In verità un miracolo l’ha fatto Benigni, con il racconto fiabesco e magnetico sui Dieci Comandamenti: mi ha fatto stare incollata per quattro ore circa alla Rete Uno. Ciò che non succede mai perché detesto la filosofia curiale che innerva il palinsesto della prima rete Rai e gli edulcorati telegiornali che ti fanno credere che la vita sia un sogno.


Che dire? Certo lo spettacolo c’era, era denso e leggiadro al contempo, lirico e appassionato, mistico e sentimentale. Ma il personaggio Benigni non c’è più. Chi, come me, ricorda il “pagliaccio” irridente che definiva “troppo anticomunista, Wojtilaccio”, o il suo monologo su Marx o il suo giudizio universale nel Pap’occhio di Arbore, o ancora il Creatore definito “il portatore insano dei Sette vizi capitali”, sì, chi , come me, ricorda tutto questo allora pensa che il “Benignuccio” ultima maniera ha barattato la rabbia giovanile in un buonismo senza frontiere. Perfetto per essere ospitato sulla Rete Ammiraglia.



 Si pensa, vedendo il Benigni 2014, ad una sorta di “ravvedimento senile”, quello stesso che viene fuori nei Grandi Atei che sentono vicino l’alito della morte. Se fosse corretta questa ipotesi però, non si spiegherebbe perché il toscanaccio abbia chiesto a Mamma Rai un cachet strepitoso, assolutamente non in linea con un nuovo spirito religioso. Altrimenti bisogna pensare ad una sorta di furbata cosmica in salsa natalizia, una maniera cioè eccellente, coinvolgente, superlativa di rendere un racconto, al puro scopo di alzare l’audience, di far guadagnare la Melampo Cinematografica di proprietà Benigni-Braschi, e, al contempo, di presentarsi con un’immagine edificante al punto da far pensare a lui come a un possibile senatore a vita o ancor di più a un Capo dello Stato, come simpaticamente ipotizza  Nanni Delbecchi sul Fatto Quotidiano.

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