giovedì, dicembre 4

ILARIA CUCCHI: DA SORELLA DISPERATA A DIVA DEI TELESCHERMI

Andrea Vianello, baldanzoso direttore di Rai3, un giorno, or non è guari, ebbe un’idea che considerò geniale: posto il grande interesse di pubblico che programmi come “Amore criminale” o “Quarto grado”, seguiti a ruota dai salotti pomeridiani, suscitano, ravanando, sino all’ossessione, nei cesti dei panni sporchi, ne inventò un altro, “Questioni di famiglia”. Diretto dalla brava Marida Lombardo Pijola, il nuovo “prodotto”, venerdì 21 novembre,  ha raccontato, denunciato e accolto le istanze provenienti dalle nuove famiglie monoparentali, allargate, monogenitoriali. Mentre facevo zapping, attratta dall’argomento, oggettivamente moderno, provo a seguirlo. La noia ha già raggiunto livelli stratosferici quando appaiono i quattro “narratori” la cui tecnica consiste nel farsi riprendere mentre incontrano a Piazza Navona, i protagonisti delle storie e poi farsi invitare a casa loro, quasi fossero vecchi amici. La sorpresa esplode quando mi accorgo che uno dei “narratori” è Ilaria Cucchi.



A questo punto la mia indignazione sconfina nella rabbia. Ma come, abbiamo sofferto il peso di intere trasmissioni dedicate a questo caso disperato di violenza istituzionale, abbiamo visto le immagini più raccapriccianti di Stefano Cucchi sul letto di morte, abbiamo accettato di bere l’amaro calice delle sofferenze del ragazzo, esibite a ogni piè sospinto, per un dovere umano (così come ci si impone di andare a visitare Auschwitz per comprendere le aberrazioni della storia) e alla fine, Ilaria Cucchi tenta una carriera televisiva, magari stimolata da Vianello che vuole determinare ascolti iperbolici!!! No, questo è insostenibile. Devono averla pensata come me tanti altri telespettatori perché il programma ha avuto un flop catastrofico di ascolti e Vianello lo ha dovuto cancellare dal palinsesto. 

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