mercoledì, gennaio 7

COMMERCIANTI O BOTTEGAI?


Avevamo deciso con le mie amiche di burraco di non scambiarci i pensierini natalizi. Faticosi da cercare, spesso deludenti, talvolta esageratamente banali. In una parola un trionfo del più bieco consumismo. Tuttavia, complice il mio compleanno, le amiche un dono me lo fecero: uno squillante portariviste rosso, di design. Il giorno dopo spiegai loro che , stante la quantità di quotidiani e settimanali che invadono la mia casa, utilizzo per la bisogna, un ampio piatto di peltro settecentesco. Pertanto chiesi loro il permesso di cambiare l’oggetto. Il negozio, ampio e accogliente, è sito in via Garibaldi e  ha sostituito una nota profumeria messinese. Entro velocemente con il pacco-regalo in mano e ne chiedo il cambio. Altrettanto velocemente una signora, borderline tra giovinezza e maturità, apre la busta e tira fuori trionfante un talloncino attaccato al portariviste con un numero evidenziato in giallo. “Niente cambio, dice ferina, l’oggetto è stato già cambiato” e a fronte della mia espressione inebetita aggiunge: “Sa come fanno le signore, riciclano un oggetto che posseggono e poi persino si fanno dare le quote dalle amiche!”. A conferma della cruda sentenza emessa dalla titolare si appalesa un ragazzotto che mi mostra un evidenziatore giallo, con l’uso del quale la ditta beccava le fedifraghe. Fuggo, abbandonando precipitosamente la voglia di acquistare un ombrello (sbirciato in vetrina) e decorato con un profluvio di rose, molto carino per combattere la malinconia della pioggia. Nel contempo chiedo perplessa a me stessa: “Ma i noti commercianti che gestivano la profumeria, trasformando il negozio, hanno pure subìto una mutazione, diventando bottegai?”.

Adele Fortino



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