venerdì, gennaio 23

MA E' GIUSTO CHE GENOVESE SCONTI LA PENA PRIMA DEL PROCESSO?

Ampio è il dibattito sull’uso, anzi l’abuso, nel nostro Paese della carcerazione preventiva. Tanto che ad agosto 2014, modificando il codice di procedura penale, il legislatore ha vietato al giudice di utilizzare l’arresto preventivo se dovesse ritenere che, all’esito del giudizio, non possa  irrogare una pena che superi i tre anni di detenzione. Non solo. Ma, in primis, la nostra Costituzione riconosce il generale principio di non colpevolezza sino a condanna definitiva. E, in virtù di tale principio, il codice prevede di ricorrere alla custodia in carcere come EXTREMA RATIO e in ipotesi tassativamente indicate e cioè il pericolo di fuga, la reiterazione del reato o l’inquinamento delle prove.


Nel caso della decisione dei giudici della prima sezione penale del Tribunale relativa a Francantonio Genovese, passato dai domiciliari, dove aveva trascorso circa sette mesi, alla casa circondariale, è del tutto pacifico che i magistrati non potendo per motivi oggettivi far riferimento al pericolo di fuga (Genovese di presentò spontaneamente dopo la decisione della Giunta delle autorizzazioni a procedere) o all’ipotesi di reiterazione del reato (Genovese ha rescisso tutti i legami con gli enti di formazione), hanno appuntato l’attenzione sul possibile inquinamento delle prove. Ma, viene da dire, se il deputato del pd avesse voluto trafficare con le carte non avrebbe potuto farlo da uomo libero nel sei mesi in cui fu ristretta ai domiciliari la moglie Chiara o dopo, durante i sette mesi di domiciliari?



 Ecco perché scatta la sorpresa, l’indignazione persino il disgusto a fronte della prolungata limitazione della libertà personale di Genovese e fioriscono delle domande. Forse, poiché il giudice non è chiamato a rispondere dell’uso o dell’abuso che si fa della carcerazione preventiva, è possibile ipotizzare che esso ricorra all’arresto prima del processo, per fini diversi da quelli originari e legati, chissà, a una sorta di anticipazione della pena o a un modo di facilitare le indagini, anche facendo pressioni sull’indagato perché ammetta cose che corrispondono a un teorema del giudice ma che l’indagato stesso non conosce?




Torno a citare, sul punto, Cesare Beccaria, il giurista settecentesco ma ultramoderno che nel capitolo dodicesimo di “Dei delitti e delle pene”, dice testualmente: “ (…)la privazione della libertà, essendo una pena, non può precedere la sentenza se non quando la necessità lo chiede; (…)la strettezza del carcere non può essere che la necessaria o per impedire la fuga o per non occultare le prove dei delitti; (…) in generale il peso della pena dev’essere la più efficace per gli altri e la meno dura che sia possibile per chi la soffre, perché non si può chiamare legittima società quella dove non sia principio infallibile che gli uomini si sian voluti assoggettare ai minori mali possibili”. Adele Fortino

6 commenti:

  1. Chiedo l'immediata rimozione della foto ritraente il PM Ardita in quanto priva dei permessi

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    1. poco gentile sturiale sulla foto di ardita non c'è copiryte ma solo una mail. af

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  2. ...non ho alcun pregiudizio sul conto dell'on. genovese...sono del parere che se le accuse che gli vengono mosse fossero provate in tribunale,tanto da costituire motivo di condanna a pene detentive,debba, come tutti i cittadini...o quasi...di questa repubblica ,farsi la galera,anzi,di piu',visto che avrebbe approfittato delle sue condizioni di privilegio per mettere in atto i suoi presunti loschi disegni...ma qui desideravo dire un'altra cosa...intanto,che i giudici,in senso lato,interpretano,applicano,fanno,disfano la materia giudiziaria sempre piu' spesso,e cio' e' chiaramente sotto gli occhi di tutti,secondo principi imperscrutabili,spesso obbedienti a teoremi che solo loro sanno spiegarsi,tanto che come appunto dicevo,non e' raro che nei vari gradi di giudizio vengano totalmente sovvertiti i verdetti precedenti,ferme restando le acquisizioni realizzate,cioe' senza che ci siano elementi nuovi...cosa gravissima...pensare ad una repubblica delle banane poi non diventa solo una forzatura concettuale...ma ancora di piu'...questa giustizia da cortile che allontana dalla fiducia nella magistratura il cittadino,fa emergere in maniera assai evidente l'enorme potere dei magistrati che,e' inutile negarlo,lasciano in tutti noi il profondo convincimento che alla fine fanno quello che vogliono,trincerandosi dietro la loro intangibilita'...frasi come ...atto dovuto...obbligatorieta' dell'azione penale...e tante altre...assai di frequente non trovano la loro univoca applicazione...insomma,spesso ci si chiede perche' x tizio si faccia una cosa e per caio un'altra ...e vengo al dunque...la sensazione e' che in carcere ci stiano quelli che sono assistiti da avvocati non troppo accorti o quelli che avvocati non ne hannoo per finire quelli che in un certo modo,devono attraverso il carcere,portare lalla soluzione del teorema dei gudici...insomma...la carcerazione preventiva non e' una soluzione,nella gran parte dei casi in cui viene applicata...ma cio' vale per l'on. genovese quanto per i tantissimi anonimi detenuti che sono in carcere in attesa dei tempi della giustizia,sempre lenta e macchinosa...a secondo dei casi...ecco,concludo...ma non si potrebbe ovviare,almeno in parte alle lungaggini della giustizia chiedendo ai giudici di lavorare un poco di piu' visto i lauti stipendi ed i privilegi di cui godono...oppure i sacrifici li devono fare solo gli altri,specie quelli che se non alzano ogni mattina la saracinesca non mangiano e che spogliati dal sistema delle tasse,provvedono al ventisette di gran parte della popolazione italiana e in particolar modo a quello dei magistrati...grazie...

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  3. gentile anonimo, ho già risposto via mail al suo commento che mi sembra onesto e articolato. la ringrazio comunque per l'attenzione af

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