martedì, gennaio 13

UMBERTO ECO, IL NOME DELLA ROSA E LIDIA BENINATI GERMANA'

Nel corso dell’ultima apparizione televisiva Umberto Eco, intervistato da un più che mai balbettante Fabio Fazio, nel presentare l’ultima sua opera “Numero zero”, mi è apparso piuttosto tronfio, gigione, in ultima analisi, banale.


Ho subito pensato che forse gli annuzzi cominciavano a produrre qualche crepa nel solido impianto esistenziale del grande scrittore, quando, come in un flash, mi sono ricordata di un incontro che, qualche anno fa, forse una decina di anni fa, Eco ebbe con una mia amica. Posso citarla con nome e cognome perché questa storiella è divertente e attesta non solo la solare bellezza della signora, ma anche il suo senso di finissimo umorismo.


 Lei si trovava nella hall delle Terme di Saturnia e doveva trascorrere una settimana di relax. Era appena arrivata, forme perfette, viso dalla pelle di alabastro senza l’insulto di una sola ruga, labbra generose, quando si accorse di essere guardata sfacciatamente da un signore corpulento, neanche troppo seducente, seduto su un bianco divano. Con un sorriso che non nascondeva la provocazione, la signora disse: “Scusi ma lei perché mi guarda con tanta insistenza?”. Alla domanda diretta l’uomo si alza premuroso: “Permette, Umberto Eco”. E la mia amica, senza un trasalimento,: ”Lidia Beninati Germanà”. Eco rimane sconcertato; possibile, si chiede, che in Italia esiste una creatura vivente che non lo conosca? Appena ripresosi dal colpo ferale, ritenta: “Ma il mio nome non le dice niente?” e lei: “No”, e lui: ”Ma io ho scritto <Il nome della rosa>!!!”. Per nulla mortificata Lidia, esegue una piroetta verso lo scrittore e suggella la conversazione: ”E, secondo lei, se avessi letto <Il nome della rosa>, avrei ancora gli occhiuzzi così belli?!”. Adele Fortino


Nessun commento:

Posta un commento

Recent

recentposts

Lettori fissi

Random

randomposts

Blog Archive