sabato, febbraio 21

GIORGIA MELONI: A RIDATECE GHEDDAFI

Non so se vi siete accorti, c’è una novità nel mondo politico: la Meloni, sì, la Giorgia Meloni, ha cambiato look. Boccoli botticelliani le cadono giù lungo il viso, trucco sapiente degli occhi esoftalmici (occhi ‘i bozza, si direbbe in Sicilia), boccuccia arrossettata a sangue.  Quello che non muta né potrà mai mutare è il suo accentaccio della Garbatella, la sua irruenza di marca fascista, la greve invadenza propria di chi “se l’è sudata tutta la vita, s’è fatta un mazzo così”, per dirla con la parodista, Paola Minaccioni. Propria di chi ha scalato, passo dopo passo –è l’ultimo slogan di Renzi scopiazzato dalla pubblicità della Despar- la strada del successo politico.



 Ora, dopo avere ricoperto il ruolo di vicepresidente della Camera, a soli 29 anni ed essere diventata Ministro della Gioventù  due anni dopo col governo Berlusconi, dopo avere approvato tutto l’inapprovabile, passa all’opposizione da presidente di Fratelli d’Italia. E, riesumato  il ponderoso bagaglio di una becera destra di cui s’è nutrita tutta la vita, sostiene a spada tratta che gli immigrati devono “essere fermati  prima dello sbarco” (in mare?, sulle coste libiche?, bruciati vivi?, ma che stai a dì, sarebbe pronto a chiederle Stefano Spataro il vignettista autore di un fumetto a lei dedicato,“La ministronza”) e a gran voce si dispera perché l’Europa ha fatto cadere Gheddafi, quel fior di gentiluomo che con una feroce dittatura “teneva sotto controllo le tribù libiche”. Del resto perché la intrepida ragazzotta della Garbatella dovrebbe provare disgusto ideologico verso una qualsiasi figura di dittatore se, pur di uscire da una vita di periferia, si è nutrita delle eroiche gesta mussoliniane, finendo poi, mano con mano, con quel fior di democratico di Ignazio La Russa?  Adele Fortino

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