sabato, aprile 18

LEI e LEI: UNA STORIA POETICA FRA UN TRANS E UNA BATTONA

C’è una energia vitale, uno slancio impetuoso in questa Estella-trans interpretata da Giampiero Cicciò, sul palcoscenico del Vittorio Emanuele che lascia senza fiato, trascina, coinvolge, emoziona. Cui fa da contrappunto una Beatrice, Aurora, Deborah, Federica De Cola scarmigliata, “con i capelli allisciati con la ricotta infornata”, senza sogni, incattivita, esasperata attrice, ballerina battona, femminista di periferia. Una periferia a noi spettatori ben nota con il suo squallore, la sua solitudine, la sua carenza di sentimenti umani, la sua sciatteria.



 In tale scenario però comincia a stabilirsi un’osmosi lenta e poetica, un flusso di energia positiva che pian piano trasmigra da una Lei all’altra, una comunicazione gridata da Lei-Estella a Lei-Beatrice, un ponte di sentimenti, sogni, fantasie colorate che disegnano a perfezione l’indole pura e commovente del trans e danno luogo alla stupefacente mutazione della giovane prostituta. Dramma umano raccontato sorridendo che genera risate piene, vicine alle lacrime.



 Il tutto sostenuto da una scenografia tersa, pulita che si deve alla Cannavò e da un sottofondo musicale intimamente legato agli eventi, curato da Fausto Cicciò. Una prova impegnativa dei due giovani attori che segna una decisa maturazione del loro percorso artistico.

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