giovedì, giugno 18

GENOVESE:VITTIMA DEL FUOCO AMICO E DI UNA GIUSTIZIA NON GIUSTA

Sono passati circa centocinquanta giorni da quando Francantonio Genovese, deputato alla Camera per il Pd, ha varcato per la seconda volta la soglia del carcere di Gazzi. Troppi. Siamo senz’altro di fronte a un abuso cautelare che si perpetra in un  Paese ad altissima civiltà giuridica e in presenza di una legge approvata nel 2015 in cui la formulazione del nuovo istituto di custodia cautelare  definisce la custodia stessa una “extrema ratio” e non più-esclusivamente di misura preventiva- al fine di ridurre la pericolosità dell’indagato, in relazione alla sua eventuale fuga o intralcio al corso della giustizia.



Fattispecie che nel caso  Genovese sono insussistenti. Ma, sul punto, il sistema giudiziario messinese sembra andato in corto circuito. Non perché si possa, paranoicamente pensare a un complotto della magistratura ai danni del deputato messinese ma perché i collegi giudicanti sembrano coprirsi a vicenda, il primo  decide di non scarcerare e gli altri seguono, forse nella paura di andare controcorrente. Il primo giudizio ha sentenziato che, essendo Genovese deputato, potrebbe godere della guarentigie atte a facilitarlo e gli altri non mettono in discussione tale assunto. C’è il giudicato cautelare, è vero, ma si sono, intanto, verificati altri fatti che hanno completamente  mutato la situazione. E perché non tenerne conto? Persino il più grande accusatore di Genovese, il piemme Sebastiano Ardita, a marzo di quest’anno ha dichiarato di essere a favore di un addolcimento della pena detentiva, ma nessuno sembra avergli dato retta.



E la politica? Cosa dice il mondo politico di questa tragica vicenda? Nulla. Molti colleghi sono andati a trovare Genovese a Gazzi ma nessuno ne ha fatto cenno con la stampa, una visita clandestina,  senza clamore mediatico.
D’altronde Francantonio Genovese, sembra questo il dato oggettivo, DEVE essere dimenticato, perché è il simbolo del fallimento delle tutele del parlamento nei confronti dei propri membri. La Giunta per le autorizzazioni a procedere aveva individuato il fumus persecutionis,  ma poi, con una sorta di ribaltone, il 18 maggio, Renzi e il suo partito (che poi è anche il partito di Genovese) con l’aiuto dei cinque stelle, giustizialisti e integralisti, hanno esibito il pollice verso: No alla salvezza di Francantonio.

Del resto “il fuoco amico” aveva iniziato a sparare i suoi colpi proprio a ridosso delle primarie del febbraio 2013, quando cioè il parlamentare messinese ebbe una affermazione clamorosa, che fece ombra a più di un “compagno” di partito. Il resto è dramma, drammatica storia di questi giorni. Ma non è bello vivere in un Paese in cui la giustizia appare poco autonoma e per nulla serena. Adele Fortino

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