sabato, giugno 27

MESSINA, CHE STILE CAFONAL

“Disgraziata quella città che per vocazione adora lo stile cafonal”. L’osservazione sferzante è di Antonio Virgilio, museografo, allestitore di tante storiche mostre, uomo di raffinato senso estetico. Il professionista messinese ha appena preso visione del restauro della fontana dell’Acquario, detta di Gennaro, monumento risalente al  seicento, opera attribuita a Rinaldo Bonanno, allievo del Montorsoli. Ha fatto questo “regalo” a Messina il Lions  Club Messina Host che, diretto da Barbara Galletti di Santa Rosalia (mi torna in mente il Parini “mal giova illustre sangue ad animo che langue”), con l’aiuto dell’Università (Fabio Tedesco ha curato la direzione lavori), del Comune (Renato Accorinti a petto gonfio di orgoglio, era presente all’inaugurazione), dell’Amam (che ha ripristinato l’impianto idraulico) e della Sovrintendenza ai BB.CC.AA. (nella persona dell’ottima storica dell’arte Grazia Musolino) ha sostenuto le spese del restauro. E, per meglio far rilevare alla città il proprio atto di prodigalità , ha piantato di fronte alla graziosa operina un monumentale marmo evocativo del gesto di mecenatismo. Creando così una mostruosa disarmonia tra le proporzioni della scultura e quelle del “cartello”.



Questa città non è nuova a tali scempi generati dall’<amore> che ogni tanto un soggetto o un’associazione o un club sociale vuole esprimere al luogo in cui affonda le proprie radici. Vi ricordate il Papa senza piedi, opera di un certo Sgaravatti, donata dal Giudice Bambara e posto nello slargo di fianco al Monte di Pietà?


E che dire del monumento al ministro Gaetano Martino, regalato dalla Fondazione Bonino Pulejo, opera dello scultore Rocchi di Roma la cui unica preoccupazione, nell’eseguire l’opera, fu quella di conoscere dove l’illustre personaggio portasse “il disturbo”? Se poi passiamo in rassegna le opere di abbellimento seguite dell’architetto-guru del Comune di Messina Nino Principato (ogni città ha gli uomini di cultura che si merita) troviamo subito la povera piazza delle Prefettura la cui fontana dedicata al Nettuno (copia del Montorsoli)è stata letteralmente occultata da una folta vegetazione di aranci selvatici, palmette e palmine, inframmezzati da 38 panchine e una quantità smisurata di lampioni (detti pastorali). Tanto cari al Principato che si è voluto togliere il gusto di sistemarli a profusione pure della scalinata di Santa Barbana (giustappunto “barbaramente” restaurata).

Per concludere una carrellata certamente deficitaria degli scempi perpetrati in questa città faccio un’ osservazione: ma perché la Sovrintendenza che dà il parere finale a queste opere non taglia con severità tutto ciò che invece di aumentare il tasso estetico di Messina lo compromette definitivamente? Adele Fortino

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