venerdì, luglio 31

PROPONGO IL PULITZER A PIERO MESSINA E IL PREMIO PUSSILLANIMITA' A CROCETTA

Io, se ne avessi il potere, conferirei a Piero Messina, il cronista dell’Espresso autore dell’ormai famoso articolo sull’intercettazione della telefonata tra Tutino e Crocetta, il premio  Pulitzer. E sì, perché a prescindere dalla veridicità della conversazione, elemento che mi intriga poco, il pezzo di Messina ha scoperchiato un “verminaio” dal quale è scaturita, a tutto tondo, l’ambigua figura di Crocetta (nulla a che vedere con la sua sbandierata omosessualità). Crocetta che, sotto botta, si tira fuori dall’ipotetico inghippo, asserendo subito “non ho risposto perché non c’era campo”. Il che potrebbe essere anche verosimile ma l’uomo, aduso alle bugie e alle scorciatoie, intanto, a tappo di spumante, tira fuori se stesso da qualsiasi responsabilità.



 Poi piange e si dispera, senza pudore né ritegno alcuno, di fronte a impietose telecamere che hanno fermato per sempre la sua pusillanimità. In una fase successiva pensa di suicidarsi e poiché non gli basta la fantasia si fionda su internet (che macchietta!) per avere un dritta sulla maniera con la quale potrebbe togliersi di mezzo (con ciò eliminando qualsiasi pathos al gesto e qualsiasi dignità alla morte…il suicidio è un atto di ribellione silente, una nobile richiesta di attenzione cui fa da contrappunto un desiderio di quiete e silenzio). Poi, quando la pressione mediatica diminuisce, quando tutte le procure siciliane si sbracciano per asserire con forza che la famigerata intercettazione non esiste, si riprende come un fiore di campo dopo un acquazzone. Non pensa più all’autosospensione (che la diceva lunga sulla sua ancora più lunga coda di paglia), dichiara urbi et orbi che non si dimetterà e che piuttosto resterà sulla sua poltrona perché la Sicilia e i siciliani hanno bisogno di lui e delle sue riforme. Dimentico dello sputtanamento che le sue frequentazioni hanno generato e del nodo fondamentale scaturito dalla vicenda: la Borsellino se ne è andata perché si è sentita poco apprezzata anzi ostacolata dal presidente “antimafia” .




L’INFORMAZIONE E LO STRANO MALCELATO SUPPORTO DE <Il Fatto quotidiano>

I giornali, in linea di massima, sguazzano poco nel “verminaio”. Si segnala una articolata riflessione di Gian Antonio Stella sul Corriere. Invece si scopre che il “cerchio tragico” di Crocetta si interseca paradossalmente col cerchio magico del Fatto quotidiano. Che a stretto giro pubblica una dichiarazione di Alfredo Galasso “ma Crocetta non è un cinico” (nello stesso giorno il Corriere rende nota un’intervista a  Ingroia che dichiara “la Borsellino con quel cognome non doveva entrare in giunta”); il giorno dopo  il Fatto invoca Lo Voi, procuratore di Palermo, perché faccia luce sulla intricata vicenda della intercettazione; e ancora Giancarlo Caselli dichiara: “Conosco Crocetta da anni e il suo impegno antimafia prima su Gela e poi come parlamentare europeo non si può mettere in discussione”. “Finalmente” i due cronisti (Messina e Zoppi) vengono iscritti nel registro degli indagati “per aver diffuso informazioni false sul governatore” e il Fatto, gongolante,  spara la notizia a sei colonne per poi concludere: non è soltanto una bufala quell’intercettazione, siamo di fronte a una spy story:il presidente è vittima di un complotto velenoso partorito dai poteri occulti che minacciano la democrazia. Et sic transit gloria Crocettae. Adele Fortino 

1 commento:

  1. Beh, il Crocetta ha cavalcato alla grande l'onda del vittimismo , sviando,tra le altre, la vergogna per la mala gestio ed i conti in profondo rosso della regione Sicilia.
    Il pollice verso anche per i giornalisti dell 'espresso

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