venerdì, luglio 10

TITO BOERI AGGREDIRA' LE SCANDALOSE PENSIONI D'ORO DEI GIUDICI COSTITUZIONALI?

Il prof. Tito  Boeri, presidente dell’Inps, nell’illustrare i cinque punti cardine della riforma delle pensioni, ha comunicato che chiederà un contributo di solidarietà agli assegni più ricchi. Vorrei ricordare a Boeri che, proprio a proposito di pensioni d’oro, sul suo giornale on line, la Voce.info, il prof.Roberto Perotti, alla fine del 2013, segnalava “lo scandalo nascosto della Corte costituzionale”, “forse il più grande scandalo della Pubblica Amministrazione”. Il bocconiano, in primis, premetteva che le retribuzioni dei giudici costituzionali italiani sono il triplo di quelle statunitensi e il doppio di quelle britanniche e canadesi. Poi entrava nel merito delle pensioni delle quali calcolava che un componente della Consulta percepisce in media 200mila euro di trattamento l’anno (c’è da stupirsi scriveva Perotti che la Corte abbia bloccato il seppur minimo taglio alle pensioni alte proposto dal Governo Monti?).



Ma c’è di più. Alla Corte , che è organo di garanzia costituzionale, cui sono tra l’altro demandati compiti delicatissimi attinenti alla legittimità degli atti dello Stato e delle Regioni, hanno inventato una FURBATA degna di impiegatucci di terza categoria. Allo scadere del mandato del presidente, la Corte sceglie il nuovo vertice tra i giudici che stanno per uscire dal prestigioso consesso: così anche se per legge il presidente deve durare in carica tre anni, in realtà, per prassi consolidata, il nuovo presidente durerà il tempo che gli rimane prima di scadere dal suo ruolo. Anche se si tratta di due o tre mesi. La conseguenza è che quasi tutti i giudici vanno in pensione con la carica di presidente, totalizzando perciò un importo pensionistico superiore a quello di un giudice ordinario. E’ mai accettabile un comportamento così levantino da parte di un prestigiosissimo organo che deve garantire l’applicazione delle leggi dello Stato?



Ultima osservazione, dedicata a Tito Boeri: Carlo Cottarelli, nel periodo in cui studiò l’attuazione di una decisa spending review (prima che Renzi lo sbattesse fuori) tentò una moral suasion presso la Corte per ottenere un abbassamento degli emolumenti percepiti (solo di moral suasion poteva trattarsi posto che la Corte gode di un bilancio parallelo a quello dello Stato). Ma forse, nell’opera di persuasione, l’economista non è stato molto efficace. Gli emolumenti e le pensioni di presidenti e giudici rimasero infatti tetramente uguali a se stessi. Cosa sarà capace di fare, oggi, Boeri? Adele Fortino

Nessun commento:

Posta un commento

Recent

recentposts

Lettori fissi

Random

randomposts

Blog Archive