giovedì, settembre 24

LA FINTA SFIDUCIA E IL TRAMONTO DI ACCORINTI

La sfiducia ad Accorinti? Un ballon d’essai, una manfrina che serve ai consiglieri comunali per esprimere il loro scontento nei confronti dell’amministrazione, anche se, in cuor loro, sono tutti decisi, almeno per ora, a mantenere ben salda la poltrona conquistata a suon di sacrifici. Ognuno, ogni partito, ovviamente, ne declina le ragioni a modo suo, cercando di umettarle col “senso di responsabilità politica”; in realtà, a parte i consiglieri di “Cambiamo Messina dal Basso”, tutto il resto assomma a ragioni di opportunismo personale anche motivazioni partitiche. Il Pd è sfilacciato, la destra si è squagliata, l’Udc e l’Udr che costituiscono un polo coeso, non hanno alcun interesse a che questa fase amministrativa, cessi proprio ora.




Nel marasma, l’unico davvero tranquillo è Accorinti. Ignaro di essere protagonista di un progetto ordito sin dalle elezioni alle sua spalle (Nina Lo Presti), per altro  verso inconsapevole che quella società civile che lo ha votato si è resa conto di trovarsi di fronte a un “ignorante elettronico” (Gino Sturniolo), nel senso che in due diversi contesti esprime due opinioni diverse senza tenere conto del fatto che la rete registra pure i respiri, Accorinti veleggia, ignaro, verso la debacle finale, sereno e sempre in stato di scialo per le continue passerelle che il suo ruolo gli regala. E già, perché il Nostro, con quella patetica trovata dei piedi scalzi e della maglietta tatuata, tutte faccende puzzose, ha trovato accoglienza presso i media nazionali più in voga (persino i serissimi Iacona e Gad Lerner l’hanno invitato quale eroe dell’antipolitica) e continua a essere amato dal quotidiano locale che, pur schiumando, per dovere di cronaca, pubblica tutte le posizioni politiche contrarie che via via vengono espresse.




Dice il Prefetto dott. Stefano Trotta, nel corso di una informale conversazione sulla città: “I media, soprattutto le tivù, amano l’elemento folcloristico perchè attira, fa audience…”. Trotta, pur con i crismi del rispetto formale, è entrato spesso in rotta di collisione con la giunta Accorinti: in primis per la vicenda dei migranti, un anno e mezzo fa, quando si dovette costruire tutto il sistema di accoglienza di cui Messina era digiuna; poi per l’emergenza cinghiali; e ancora per la attuazione del protocollo Dalla Chiesa; infine per i quattro mezzi della Protezione civile. Quello che fa incazzare Trotta (lui dice, per la verità, “mi fa arrabbiare”) è una sorta di sciatteria amministrativa, l’assenza di risposte interlocutorie, sì insomma un bon ton istituzionale che rispetti i ruoli e l’importanza delle tematiche.

I giovani di “Vento dello Stretto”, capitanati dal consigliere di centrodestra Piero Adamo, delusi dalle prestazioni accorintiane, hanno stilato una mozione di sfiducia che ha trovato il consenso sostanziale di molti consiglieri ma poca adesione formale. Spiega Felice Calabrò, il candidato del pd sconfitto da Accorinti al ballottaggio (cui si è arrivati causa una quarantina di voti in meno ottenuti, in prima battuta, dal legale pidiessino): “Le cose si fanno non si pubblicizzano….i politicanti possono essere non seri ma la politica è cosa seria”. Calabrò è tornato a farsi sentire. Forse si cominciano ad appalesare condizioni utili a costruire una alternativa credibile? Adele Fortino

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