mercoledì, settembre 9

LA MERKEL E L'INNOCENZA INCARNATA DI AYLAN

Io me l’abbraccerei Angela Merkel. E dire che la detestavo: la sua ossessione dei conti in ordine anche a fronte della sofferenza esistenziale della Grecia me l’avevano resa odiosa, la giudicavo algida, senza sentimenti. Stanotte la bella notizia: la Germania sarà solidale con i popoli migranti, stanzierà una barcata di milioni per offrire asilo lavoro e solidarietà a migliaia di uomini donne e bambini in fuga dal dolore. E io ritengo che sia stato proprio un bimbo a far sì che, dal rigido ruolo di statista la Merkel sia passata  a un prezioso spirito di “madre”. Il piccolo si chiama Aylan, ha tre anni e ora riposa nella sua piccola tomba a Kobane. Doveva raggiungere l’isola greca di Kos con un gommone ma non ce l’ha fatta. Il mare lo ha gettato sulla spiaggia di Bodrum e qualcuno lo ha fotografato. E quella foto ha fatto il giro del mondo.



 Comprendo sin nelle fibre più intime ciò che ha sbigottito la Merkel alla vista di quell’immagine, di quel bambino col viso nella sabbia e il dorso verso il cielo. Sono rimasta impietrita anch’io: quelle scarpuzze nuove, la maglietta rossa tirata su dalle onde e quell’abbandono straziante, le manine chiuse a pugno….Questo deve avere visto la Merkel un paio di giorni fa, quando ha preso la decisone alta, importante, esemplare. E da vera statista, dotata di denso carisma, è stata ascoltata dal suo popolo. Spinta dalla potente volontà della sua Cancelliera, ha aperto il suo cuore la Germania. Da oggi in poi non la penseremo più come il luogo malato della shoah ma come la Grande Madre, terra di consolante umanesimo. Adele Fortino

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