domenica, settembre 27

LE DIMISSIONI DI LA PIANA VESCOVO DI UNA CITTA' SENZA CARATTERE

La conferenza stampa di mons. Calogero la Piana, vescovo dimesso della Diocesi di Messina, Lipari e Santa Lucia del Mela, si apre con una dura invettiva contro i giornalisti e si chiude con una durissima esplosione di rabbia contro l’informazione peloritana. Nel mezzo c’è il discorso di La Piana, intriso di vittimismo a buon mercato, puntellato da singhiozzi che farebbero presagire una rottura emotiva (che poi non arriva), privo di serie giustificazioni alle accuse che un sottile ma persistente tam tam cittadino gli ha scaraventato addosso. Con lettere anonime (del resto Messina non ha come patrona la Madonna della Lettera?), allusioni sui giornali, insinuazioni sul web che tutto sente e tutto memorizza. Per sempre. Racconta la sua penosa verità, il vescovo La Piana, che parte da una missiva da egli stesso indirizzata a Bergoglio il 16 maggio di quest’anno, in cui il prelato si dice impossibilitato a continuare il suo magistero per motivi di salute, divaga sui sacrifici sostenuti in questi nove anni nel ruolo di vertice della Curia messinese (“ non ho mai fatto vacanze, ho rinunziato ad andare a visitare persino i fiordi della Norvegìa”), comunica di volare a Roma a settembre per un colloquio in Vaticano e conclude che “soltanto giovedì scorso alla 9,55” viene avvisato che la sua richiesta di dimissioni è stata accettata in alto loco. Stupisce il lungo tempo trascorso tra il giorno in cui La Piana comunica di volersi fare da parte e il momento in cui il Vaticano concede le dimissioni; per l’altro vescovo, mons. Giacomo Lanzetti di Alba, tutto è stato più veloce.



Poi La Piana prosegue il suo accorato pistolotto: “La mia è stata una rinuncia non una rimozione” e lo ripete più e più volte quasi a volersene convincere egli stesso. “Nessun Visitatore è venuto qui da Roma per scandagliare la mia verità” , “Perché io sono un uomo onesto, figlio di Don Bosco” (il santo dei giovani, nel discorso del prelato, viene fuori ogni volta in cui fa capolino la figura di Papa Francesco, quasi che il salesiano La Piana voglia prendere le distanze dall’area dei gesuiti, “nemici” storici ). Qualcuno a Messina ricorda che la Piana nel 2011 impose alla chiesa di S. Maria della Lettera dell’Ignatianum di rimanere funzionante soltanto se la messa fosse stata celebrata da un gesuita e poiché i gesuiti erano andati tutti via dalla loro casa (le cui mura appartengono alla Curia arcivescovile), la chiesa dell’Ignatianum smise di funzionare.



Per concludere. Di tutto parla mons. La Piana, nel corso della sua conferenza stampa, tranne che degli appalti da lui affidati a una sola ditta costruttrice, la Progemir, di Leonida Mirisola, costruttore di Caltanissetta ( La Piana è di Riesi): dalla chiesa di Sant’Elena (4 milioni di euro) alla bandiera di bronzo del campanile del Duomo (600 mila euro), passando per le chiese di Grotte, Milazzo, Fondachelli, Giampilieri, Santa Lucia del Mela, San Nicolò del Viale San Martino, per finire alla chiesa di San Sebasiano a Larderia.


 Si dice, nella vulgata, che questo Mirisola sia nipote di La Piana (ci troveremmo, in questo caso, di fronte a un eclatante episodio di familismo amorale), ma il costruttore si ribella a tale ipotesi, con un’energia pari a quella impiegata dall’ex vescovo nel corso della conferenza stampa. “E’ tutta invidia sociale” afferma, teutonico, Mirisola. E, quando, durante l’incontro con i giornalisti, questi iniziano a tirare fuori qualche argomento scottante, interviene in soccorso di La Piana, mons. Loria invitando, con una severità tesa a intimidire, i rappresentanti dei media messinesi “ad attenersi al tema, cioè le dimissioni di sua eccellenza il Vescovo”. Così si chiude la carriera di Calogero La Piana, un vescovo che sembra essere stato tagliato su misura per guidare la spiritualità di “una città senza carattere, terremotata e priva di identità”. Adele Fortino

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