lunedì, ottobre 19

IL VERDE PUBBLICO, I BUROCRATI, LA CLASSE DIRIGENTE E L'AMMINISTRAZIONE

La mia amica Nennella così mi scrive: “voglio chiederti se la pensi come me sulle terribili aiuole abbandonate e selvagge. Il verde della nostra città è tra le cose che procurano più tristezza. (…) quando a Messina creiamo un’aiuola, non sappiamo che va concimata curata potata e annaffiata? A Dubai, nel deserto, ci sono aiuole in una festa di colori e motivi floreali realizzati da botanici, giardinieri, ambientalisti con sistemi di irrigazione a basso impatto ambientale e alta efficienza. A Rio il lungomare bellissimo è caratteristico per la pavimentazione e le palme. A Malaga dove non vado da tanti anni ricordo belle ceramiche. Si potrebbero caratterizzare le rotonde con mattonelle di Santo Stefano non lantane incolte. Bella pavimentazione non brutte erbacce. Lasciamo i fiori a chi può permetterselo. Facciamo bene ciò che possiamo permetterci e non richieda manutenzione costante. Non piante e fiori a Messina! Sei d’accordo? Perché lo dico a te? Perché non lo saprei dire come te”.



Riporto fedelmente il messaggio di Nennella intanto perché esprime un punto di vista di una cittadina del mondo che ama la propria città e poi perché interpreta uno stato d’animo diffuso tra i messinesi che soffrono sempre più la barbarie imperante e la Grande Bruttezza che questa città sfortunata esprime.



Ma, per una volta, voglio ascoltare con attenzione scevra da pregiudizi la posizione di chi  ha la responsabilità del governo del verde, l’Assessore Daniele Ialacqua, che conosco dai tempi di Giulio Cesare e che stimo per la sua dedizione, lunga una vita, alle questioni ambientali. Ialacqua fa un difesa disperata del proprio operato, paralizzato da una mancanza disperante di risorse economiche e umane, da una burocrazia arrugginita e ostacolante, dalla lungaggine dei tempi tecnici. Comunque è in grado di dare una buona notizia. Dice Ialacqua: “tra sei mesi, Messina rifiorirà perché sono stati affidati con un badget di un milione e mezzo ricavato dalla Tasi, sette appalti che vanno dalla potatura degli alberi alla messa in sicurezza degli stessi, dalla manutenzione delle aree verdi al controllo della stabilità degli alti fusti, dagli interventi sulla radici alla cura delle palme residue”. Ma, questa stessa cura non potrà essere erogata l’anno prossimo perché il Sovrano Consiglio Comunale di Palazzo Zanca ha sottratto gli 815mila euro della Tasi 2015 per destinarli ad altri piccoli interventi, condannando la città a un nuovo pesante stato di abbandono del verde. Punto di domanda: la nostra classe dirigente è convenientemente adeguata?




Chiudo riportando un’esperienza personale. All’inizio di giugno va in tilt l’impianto idralico che ci consentiva di annaffiare settimanalmente la rotatoria del viale Annunziata dedicata a mio padre. Ialacque da me avvertito e voglioso di trovare una soluzione perché consapevole del nostro impegno su quell’aiuola, avverte per primo l’arch. Santi Denaro dell’Arredo urbano (che non ci sente), poi una serie di altri burocrati sordi, infine un dirigente dell’Amam che si impegna ad agire. Conclusione? L’impianto idraulico è ancora rotto, le piante in sofferenza e, menomale che sono arrivate le piogge . Possiamo dare la responsabilità a Ialacqua? Mi sembrerebbe ingiusto. Ma è il sistema che è inceppato e, contro un sistema inceppato, c’è solo da fare una cosa: una drastica rotazione nell’area dirigenziale del Comune che determini un rapporto nuovo con la politica. Forse. Adele Fortino

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