sabato, novembre 7

IL TEATRO POLITICO DI ANGELO CAMPOLO

Bravo Angelo Campolo, attore messinese e da oggi anche regista. Con la messa in scena di “Vento di Sud-Est” alla sala Laudamo ottiene tre risultati in uno: mostra agli spettatori un’opera teatrale compiuta, godibile, straripante di ritmo; sottolinea, con l’aiuto del tema pasoliniano, la necessità di una profonda integrazione con gli “ospiti” che in questo momento storico, attraversano la nostra vita e infine dona felicità a cinque ragazzi profughi, alcuni dei quali minorenni (centro Ahmed) che in tre mesi, proprio attraverso l’azione maieutica del laboratorio teatrale, si trasformano da fantasmi in cerca di un appiglio umano ed esistenziale, in persone vive, positive, stracariche di energia, ricche di quella innocenza che nel ‘68 Pasolini sottolineò, anche con il controverso film-libro “Teorema”.


L’incipit dell’opera di Campolo è significativo: quattro ragazzi del Mali parlano tra loro nella loro lingua per certi versi incomprensibile per altri, del tutto chiara attraverso il ritmo. Incipit scaturito da un cammino psicologico promosso dal regista che ha fatto raccontare per iscritto a questi ragazzi le loro storie di vita, una vita travagliata, densa di dolore. Infine, però, la luce dell’ottimismo nel traguardo: “Quando sarò felice mi fermerò, lì dove sarò felice c’è il posto in cui vorrò stare”. Il corpo del racconto si rifà a “Teorema”: uno straniero senza nome, la nigeriana Glory, bussa alla porta e magicamente migliora la vita della famiglia che l’accoglie. Al suo addio però la famiglia è invasa da un dolore devastante che spinge il padre ad abbandonare tutto e fuggire nel deserto. Già, quel deserto  da loro attraversato e che cercano di lasciarsi alle spalle. Si va pertanto al cuore del problema. Dice Campolo. “La nostra intenzione è quella di aprire un processo creativo che ponga al centro della questione quelle domande che sono in grado di scuotere la nostra coscienza intima”.




E è questo il profilo alto, politico dell’opera di Campolo. Scuotere dalle fondamenta le solide verità dell’anima borghese, la sua necessità di ordine confortevole e denso di certezze, per buttarle in pasto alla forza drammatica del dubbio esistenziale: sono in grado io di affrontare questo confronto? Sono pronto ad aprire le porte della mia vita per accogliere il diverso carico di energia e di modelli di vita totalmente in contraddizione con i miei? Sono capace di dare felicità a chi ha intrapreso un cammino così difficile per arrivarci? Nodo difficile da sciogliere. Anzi. Difficilissimo. Adele Fortino

Nessun commento:

Posta un commento

Recent

recentposts

Lettori fissi

Random

randomposts

Blog Archive