martedì, dicembre 15

MA SE MANDIAMO CROCETTA A CASA CE NE DOBBIAMO ANDARE ANCHE NOI...

Sostiene qualcuno che un presidente della Regione il quale, senza autorizzazione di un Parlamento o di una Giunta di governo, firma un documento contabile con cui rinuncia in  anticipo ai risarcimenti per cause già in decisione alla Corte Costituzionale, andrebbe messo sotto procedura di impeachment per avere calpestato lo Statuto siciliano. Che sostiene, per questioni inerenti al Bilancio, la totale assenza di potere da parte del presidente della Regione.
Di quale “crimine” si è macchiato, in sostanza, Crocetta, il vertice-guitto della sventurata Sicilia? Il 5 giugno del 2014 firma un documento in sintonia col ministro Padoan nel quale si impegna, a nome dei siciliani, a rinunciare a tutti gli effetti del contenzioso in essere con lo Stato, pari a cinque miliardi di euro per gli anni 2015, 2016, 2017. E tutto questo mentre la Sicilia, certificata dall’Istat come “la regione più povera d’Italia”, ha il 54% della popolazione sull’orlo dell’indigenza.



Cosa farà oggi il parlamento siciliano che dovrà discutere la mozione di sfiducia presentata da Cinquestelle, Forza Italia e Lista Musumeci contro il Crocetta? Boccerà la mozione delle opposizioni, i cui voti ammontano a 27 firmatari, mentre per far passare la mozione di voti ce ne vogliono 46. Ma chi convincerà i  parlamentari di maggioranza a votare il sì alla mozione, dal momento che, passata la sfiducia, dovrebbero assieme a Crocetta lasciare l’aula anche loro? E quale possibilità di rielezione avrebbero lor signori, considerato il fatto che con le prossime elezioni di seggi disponibili ce ne saranno venti in meno?

Questo è, in estrema sintesi, l’asfittico periplo nel quale si dibatte oggi la nostra classe politica, Pd in testa. Adele Fortino

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