mercoledì, febbraio 10

LA SECONDA PRIMAVERA DI FRANCESCO CALOGERO, NEL GIARDINO INCANTATO DI ANTONIO VIRGILIO

Mi è piaciuto il lungometraggio di Francesco Calogero, “La seconda primavera”, mi è piaciuto molto e mi ha emozionato. Un’operina leggiadra, permeata di una sofisticata delicatezza sentimentale, popolata di personaggi densi e al contempo felicemente lievi, che si dipana di stagione in stagione, in un giardino incantato. Ad Acqualadroni. Il giardino è quello disegnato, realizzato nei decenni, curato con passione, amato, vissuto durante tante estati, da Antonio Virgilio. Guarda caso, il fascinoso protagonista della storia è proprio un architetto. E appare proprio questo Eden il centro di attrazione che ha ispirato Calogero a costruire la delicata vicenda amorosa di cui stiamo parlando. Un ponte color del glicine, un ponte simbolo del luogo,  collega la parte verde del contesto con la terrazza, una terrazza sul mare cobalto dalla quale è possibile ammirare tramonti strepitosi,  di cifra africana, che colorano i guizzi dei cuori.



Dunque ci troviamo di fronte a un’opera di rarissima sensibilità, di una sensibilità scorticata che viene fuori dalla scelta degli scorci, delle musiche, delle fotografie, dei personaggi. Un’opera che sembra un atto d’amore nei confronti dei luoghi “virgiliani”.  




Cui fa da contrappunto però un’algida censura operata, forse dallo stesso Calogero, nei confronti di colui che tutto questo ha realizzato, l’architetto Virgilio appunto, brevemente citato soltanto nei titoli di coda, nella sua qualità di scenografo. Nessun ringraziamento nei confronti di un amico che ha aperto la sua casa per un intero mese al  regista bravo sì, ma, forse, troppo preoccupato degli aspetti artistici del film, sull’altare di una narcisistica ambizione, da dimenticare totalmente la propria umanità. Adele Fortino 

Nessun commento:

Posta un commento

Recent

recentposts

Lettori fissi

Random

randomposts

Blog Archive