martedì, marzo 22

21 MARZO A MESSINA: ANTIMAFIA SOCIALE O ANTIMAFIA DI CARTA?

E così ieri, a Messina, città  sciroccata, abulica e sonnolente è andata in scena l’Antimafia della Parata: tutto il centro paralizzato dalle 30mila persone, provenienti da ogni parte della Sicilia ma anche in generale dal nostro Paese, guardata a vista da decine di elicotteri, colorata da migliaia di bandiere, scandita da cori giovani in difesa delle legalità e della dignità dei popoli, insomma una summa di tutti i Luoghi Comuni delle Parate. Con discorsi ufficiali di Don Ciotti, tutto teso a rinnovare la propria immagine sderenata da recenti polemiche, di Rosy Bindi, Presidente (cauta) della Commissione Nazionale Antimafia, del presidente Crocetta, detto anche Pappagone di Sicilia (copyright Piatrangelo Buttafuoco), che ha ripetuto il solito mantra “sono un morto che cammina”, del Sindaco Accorinti, felice come una pasqua (siamo appunto in tema) per la ghiotta occasione di fare passerella dinnanzi alle telecamere per un’occasione che nulla ha a che fare con una seria e consapevole amministrazione della città di Messina.




Dunque. Si diceva di Don Ciotti. Molte ombre si affollano sul suo capo di referente di Libera, che raccoglie 1600 associazioni, gestisce entrate annue pari a 4 milioni e 770 mila euro raccolti in gran parte da enti pubblici, mezzo milione per la gestione dei beni confiscati, 645mila che arrivano grazie all’8 per mille ecc. Una holding, insomma, come sostengono i suoi detrattori. Una organizzazione con nobili fini sociali, ribatte Don Ciotti, sparando querele a destra e a manca. Fin qui, i giornali di destra. Ma, proprio qualche mese fa anche la sinistra (una sinistra alta) si schiera tra coloro che vedono in don Ciotti scarsi livelli di trasparenza. Franco La Torre, figlio del mai dimenticato Pio, alla luce dei fatti rilevati attraverso l’inchiesta di Mafia Capitale, le ombre su Antonello Montante di Confindustria Sicilia, e del caso Saguto sui beni confiscati alla mafia, parla di antimafia di convenienza e di un’antimafia schermo di interessi indicibili cui  si deve contrapporre un’antimafia sociale matura aperta e strutturata democraticamente e accusa don Ciotti di vero e proprio paternalismo condito con autoritarismo, che nulla ha a che vedere con i presupposti ideali di Libera di vent’anni fa.



Insomma, paradossalmente ieri a Messina, una giornata di parata tesa a mettere in luce la importanza di un’Antimafia Sociale, ha evidenziato invece un’Antimafia di Carta che si autocelebra, nutrendosi della morte degli altri. La retorica, il conformismo barocco hanno ammazzato ancora una volta, con cadenza annuale le vittime, trasformando la gioia della loro vita, appiattendo i loro difetti,  annullando le loro contraddizioni. Trasformandoli in santini , in gadget.

Se si crede in una vita post mortem, come possiamo immaginare abbiano reagito, ieri, le 900 vittime di mafia davanti alla noia mortale e alla vuota retorica dell’antimafia di carta? Adele Fortino

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